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Capitale umano e performance: cosa ci insegna il nuovo studio NBER

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È uscito un nuovo working paper del National Bureau of Economic Research (NBER) che mette al centro un tema sempre più rilevante per chi si occupa di impresa, investimenti e crescita: il capitale umano.

La ricerca, dal titolo Human Capital in Venture Capital: Evidence From 100,000 Venture Capitalists, è firmata da Blake Jackson e Ilya A. Strebulaev e analizza un dataset di oltre 100.000 professionisti affiliati a fondi di Venture Capital negli Stati Uniti.

È importante chiarire subito un aspetto: lo studio non analizza i dipendenti o i manager delle startup che hanno ricevuto investimenti, ma le persone che lavorano nei fondi VC. Il campione comprende professionisti con diversi livelli di seniority, dagli analyst e associate fino ai principal e ai partner, e analizza il rapporto tra il loro background, le loro esperienze professionali, la loro carriera e i risultati degli investimenti realizzati.

È proprio da questo punto che emerge uno spunto più ampio. Il paper riguarda direttamente il mondo del Venture Capital, ma pone una domanda che interessa qualsiasi impresa: quanto possono incidere competenze, esperienza, conoscenze e relazioni delle persone sulla capacità di generare risultati?

 

Nei fondi VC, le persone fanno la differenza

Uno dei dati più interessanti che emerge dal paper riguarda la forte concentrazione dei risultati.

Secondo gli autori, meno del 40% dei venture capitalist che ha realizzato almeno un investimento riesce, nel corso della propria carriera, a portare a termine anche solo un’operazione di successo. Un dato ancora più rilevante riguarda il valore economico generato: il 5% dei professionisti analizzati concentra circa il 90% dei profitti complessivi osservati negli investimenti.

Una distribuzione estremamente concentrata, che porta i ricercatori a interrogarsi su cosa distingua i professionisti che riescono a ottenere performance superiori nel tempo.

L’analisi mostra che le differenze non sembrano dipendere soltanto dal fondo VC di appartenenza. Formazione, precedenti esperienze professionali e altre caratteristiche individuali sono associate sia alla progressione di carriera sia ai risultati degli investimenti.

Il punto centrale dello studio è quindi proprio questo: nel Venture Capital, una parte delle differenze nei risultati è legata alle persone che prendono le decisioni di investimento e al capitale umano che hanno costruito nel corso della loro esperienza professionale.

 

Esperienza, competenze e conoscenze diventano capitale

Particolarmente interessante è il ruolo delle esperienze maturate prima di entrare nel Venture Capital.

Gli autori rilevano, per esempio, che i professionisti che hanno precedentemente lavorato in una startup o in un’impresa tecnologica hanno maggiori probabilità di progredire verso ruoli senior all’interno dei fondi VC.

Questo aspetto aiuta anche a comprendere cosa si intenda per capitale umano.

Non si tratta soltanto di titoli di studio o conoscenze finanziarie. Esperienza professionale, competenze specialistiche, conoscenza di determinati settori, capacità di valutazione e network sviluppati nel tempo possono costituire un patrimonio individuale difficile da replicare.

Il paper rileva inoltre una persistenza nei risultati. Gli investimenti associati a Venture Capitalist che hanno già ottenuto successi in precedenza presentano una probabilità maggiore di avere un esito positivo anche successivamente.

In particolare, gli autori interpretano queste evidenze come coerenti con l’esistenza di competenze specifiche del singolo investitore che possono essere utilizzate nel corso di più investimenti e nel tempo.

Da qui è importante fare una distinzione.

Il paper non dimostra che una startup con un capitale umano migliore abbia necessariamente maggiori probabilità di successo. Non è questa la domanda di ricerca e non sono i dipendenti delle startup il campione analizzato.

Ciò che lo studio mostra è che, nel mondo dei fondi VC, le caratteristiche e le esperienze delle singole persone sono associate a differenze significative nella carriera e nei risultati degli investimenti.

Il collegamento con startup, PMI e grandi imprese è quindi una riflessione manageriale che possiamo sviluppare a partire dai risultati della ricerca, non una conclusione direttamente testata dagli autori.

Ed è proprio questa distinzione a rendere interessante il paper anche al di fuori del Venture Capital.

 

Cosa possono imparare startup, PMI e grandi imprese

Se in un’attività sofisticata e caratterizzata da forte incertezza come il Venture Capital le differenze tra le persone risultano associate a differenze nei risultati, vale la pena interrogarsi sul ruolo del capitale umano anche all’interno delle imprese.

Ogni realtà ha naturalmente caratteristiche diverse.

Per una startup, il capitale umano può essere rappresentato dalla complementarità delle competenze del team, dall’esperienza dei founder, dalla capacità di comprendere il mercato e dalla possibilità di attrarre clienti, partner, investitori e nuovi talenti.

Per una PMI, il tema può riguardare soprattutto la valorizzazione e la diffusione del know-how. Competenze tecniche, conoscenza dei clienti e relazioni commerciali possono essere concentrate in poche persone chiave: trasformare questo patrimonio individuale in patrimonio dell’impresa diventa quindi un elemento importante per sostenere crescita e continuità.

Per una grande impresa, la sfida è ancora diversa. Avere molte competenze al proprio interno non significa necessariamente riuscire a valorizzarle. Diventano centrali la capacità di mettere in relazione persone e funzioni differenti, far circolare la conoscenza e creare le condizioni affinché esperienza e competenze individuali contribuiscano alla capacità dell’impresa di innovare e prendere decisioni.

Il paper non misura direttamente questi fenomeni, ma offre un punto di partenza interessante: le persone non sono elementi intercambiabili e il patrimonio di esperienze e competenze che accumulano può essere economicamente rilevante.

 

Il ruolo del network e della reputazione

Un altro risultato del paper riguarda il cosiddetto “superstar status”.

Gli autori analizzano l’effetto dell’inclusione dei Venture Capitalist nella Forbes Midas List, la classifica che raccoglie alcuni dei principali investitori del settore.

I risultati mostrano che ottenere questo riconoscimento è associato a un maggiore accesso, negli anni successivi, a startup altamente valutate. Secondo gli autori, una delle spiegazioni più plausibili è che la maggiore visibilità e reputazione permettano ai professionisti riconosciuti di accedere più facilmente a opportunità di investimento di elevata qualità.

Il risultato introduce quindi un’altra dimensione del capitale umano: il network e il capitale relazionale.

Conoscenze e competenze contano, ma in determinati contesti anche credibilità, reputazione e capacità di accedere alle opportunità possono contribuire alla performance.

Anche in questo caso, il paper analizza specificamente i fondi VC. Ma per le imprese lo spunto è interessante: il valore di una persona può dipendere non soltanto da ciò che sa, ma anche dalla capacità di attivare relazioni, creare connessioni e generare nuove opportunità per la società in cui lavora.

 

Investire nelle persone significa costruire un patrimonio difficile da replicare

Il nuovo working paper NBER offre quindi una fotografia molto precisa del settore del Venture Capital: i professionisti non sono tutti uguali e differenze nelle esperienze, nelle competenze e nei percorsi individuali sono associate a differenze nei risultati.

Non significa che le stesse relazioni possano essere automaticamente trasferite a una startup, una PMI o una grande impresa. Significa però che il paper fornisce un’ulteriore occasione per riflettere su un elemento spesso difficile da rappresentare nei numeri: il valore economico delle competenze accumulate dalle persone.

Tecnologie, capitali e processi sono fondamentali, ma non operano da soli. Sono le persone a utilizzarli, combinarli, interpretarli e trasformarli in decisioni.

Per questo, per qualsiasi impresa, attrarre professionisti competenti è soltanto una parte del lavoro. Altrettanto importante è creare le condizioni perché esperienza e conoscenza possano crescere, essere condivise e diventare patrimonio della società.

Perché una parte del valore di un’impresa non compare direttamente in bilancio: risiede nelle competenze, nelle esperienze e nelle relazioni delle persone che ne fanno parte.

 

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Fonte: Blake Jackson, Ilya A. Strebulaev, Human Capital in Venture Capital: Evidence From 100,000 Venture Capitalists, NBER Working Paper No. 35501, luglio 2026.

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