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Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum: la nuova geografia dell’incertezza
Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum (WEF) descrive l’ingresso nella seconda metà di un decennio segnato da shock concatenati e da un crescente senso di precarietà sistemica, in cui i rischi aumentano non solo per intensità, ma soprattutto per interconnessione e velocità di propagazione.
Un impianto analitico fondato su percezioni qualificate e dati comparativi
La struttura del rapporto poggia principalmente sulla Global Risks Perception Survey (GRPS), che raccoglie le valutazioni di oltre 1.300 leader ed esperti provenienti da accademia, imprese, governi, organizzazioni internazionali e società civile; le risposte per l’edizione 2025–2026 sono state raccolte tra il 12 agosto e il 22 settembre 2025.
Il documento definisce “rischio globale” come la possibilità di un evento o condizione capace di incidere negativamente su una quota rilevante di PIL mondiale, popolazione o risorse naturali, e propone un’analisi su tre orizzonti temporali (immediato, due anni e dieci anni), per aiutare i decisori a bilanciare crisi contingenti e priorità strutturali.
A integrazione, il WEF utilizza anche l’Executive Opinion Survey (EOS), basata su oltre 11.000 dirigenti d’impresa in 116 economie, utile a individuare “hot spot” nazionali e manifestazioni locali dei rischi globali.
2026: il primato della competizione geoeconomica e la fragilità della cooperazione
Il rapporto definisce il 2026 come l’avvio di una vera e propria “età della competizione”, in cui il deterioramento dei meccanismi cooperativi e la ritirata dai quadri multilaterali rendono più probabile la trasformazione di tensioni economiche e geopolitiche in crisi sistemiche.
Sul piano percettivo, l’incertezza è indicata come tratto dominante: il 50% degli intervistati prevede un outlook “turbolento” o “stormy” nei prossimi due anni, con una quota che sale al 57% sul decennio.
In tale contesto, la geoeconomic confrontation emerge come principale rischio immediato: nel 2026 viene indicata dal 18% dei rispondenti quale rischio più probabile nel generare una crisi materiale su scala globale, davanti al conflitto armato tra Stati (14%).
L’attenzione si sposta dunque verso strumenti economici utilizzati con finalità strategiche (sanzioni, controlli agli investimenti, restrizioni tecnologiche e commerciali), con impatti potenzialmente dirompenti su catene del valore, investimenti e stabilità istituzionale.
2028: rischi composti e accelerazione delle fratture sociali e informative
Sull’orizzonte a due anni, la classifica per severità vede ancora la competizione geoeconomica al primo posto, seguita da misinformation and disinformation e societal polarization, a testimonianza di un ambiente in cui il conflitto tra interessi nazionali e la degradazione dell’integrità informativa si rafforzano reciprocamente.
Il rapporto osserva inoltre un aumento di preoccupazione per i rischi tecnologici e per la cyber insecurity, coerente con la crescente esposizione di infrastrutture e sistemi produttivi ad attacchi sempre più sofisticati.
Sul versante economico, l’elemento distintivo è l’intensificazione del rischio macrofinanziario: economic downturn e inflation registrano tra i maggiori incrementi di posizione nella graduatoria a due anni; cresce anche l’attenzione per potenziali bolle (asset bubble burst), in un contesto di elevati oneri debitori e mercati volatili.
2036: il ritorno della centralità ambientale e l’irruzione dei rischi tecnologici di lungo periodo
Se nel breve periodo i rischi ambientali risultano relativamente “deprioritizzati”, nel decennio essi tornano a dominare la percezione di severità: extreme weather events è indicato come primo rischio a dieci anni, seguito da biodiversity loss and ecosystem collapse e critical change to Earth systems.
In parallelo, le tecnologie avanzate assumono un profilo più minaccioso nel lungo periodo: i “risultati avversi” dell’intelligenza artificiale sono il rischio con l’incremento di ranking più marcato tra breve e lungo termine, passando da una collocazione molto bassa sul biennio a una posizione di vertice nel decennio.
Ineguaglianza: il rischio che connette (e amplifica) gli altri rischi
Un punto di particolare rilievo riguarda l’inequality, identificata come il rischio più interconnesso per il secondo anno consecutivo. Il rapporto segnala come la combinazione tra concentrazione della ricchezza e persistenti pressioni sul costo della vita possa indebolire il “contratto sociale”, alimentando polarizzazione, sfiducia e vulnerabilità istituzionale; in tale quadro, le dinamiche “streets versus elites” diventano un moltiplicatore di instabilità.
Forze strutturali: quattro vettori che configurano il prossimo decennio
Il documento colloca i rischi in un ambiente di trasformazioni strutturali che tendono a convergere e accelerare: accelerazione tecnologica, spostamenti geostrategici, cambiamento climatico e biforcazione demografica. Tra gli elementi richiamati, si evidenzia come la traiettoria climatica abbia già superato soglie critiche, con il 2024 indicato come anno più caldo registrato, oltre 1,5°C rispetto al livello preindustriale.
Sei dossier per comprendere il “nuovo ordine competitivo”
La seconda parte del rapporto approfondisce sei cluster tematici, che traducono i trend in meccanismi di rischio concreti.
- Multipolarity without multilateralism: l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e l’erosione dell’ordine basato su regole aumentano il rischio di conflitti economici e militari e riducono la capacità di affrontare sfide comuni.
- Values at war: la polarizzazione socio-politica, amplificata da tecnologie pervasive e tensioni geopolitiche, incide su inclusione sociale e azione climatica, favorendo forme di “distrust” digitale e arretramenti nel consenso pubblico.
- An economic reckoning: debito da rifinanziare, rischio di bolle e “boomerang inflation” delineano una fase di volatilità potenzialmente destabilizzante per famiglie, imprese e Stati.
- Infrastructure endangered: infrastrutture legacy e vulnerabilità fisiche e cyber-fisiche diventano fattori critici, anche per effetto di eventi climatici più frequenti e intensi e di possibili target in scenari di conflitto.
- Quantum leaps: la possibile formazione di ecosistemi quantistici paralleli, con standard e supply chain poco interoperabili, potrebbe accentuare rivalità e dipendenze tecnologiche; inoltre, l’impatto su crittografia e intelligence rende plausibile una “corsa” con implicazioni geopolitiche e di sicurezza.
- AI at large: l’IA, pur promettendo benefici diffusi, viene associata a rischi di lungo periodo su mercati del lavoro, coesione sociale e sicurezza, con un aumento netto della percezione di severità tra biennio e decennio.
Il Global Risks Report 2026 restituisce l’immagine di un sistema internazionale in cui la competizione tende a sostituire la collaborazione, mentre la fiducia si riduce.
La principale implicazione di policy è che la gestione del rischio non può più essere trattata come esercizio settoriale: la combinazione di confronti geoeconomici, fratture sociali, fragilità macrofinanziarie, shock ambientali e accelerazione tecnologica richiede architetture di governance capaci di operare per interdipendenze, con strumenti preventivi, standard condivisi e resilienza infrastrutturale. In assenza di tale salto qualitativo, la probabilità che crisi “locali” si trasformino rapidamente in crisi “globali” è destinata ad aumentare.
