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Il revisore di sostenibilità: una nuova figura chiave per la credibilità ESG delle imprese
Negli ultimi anni la sostenibilità è passata da tema reputazionale a elemento centrale della governance aziendale. Le imprese non sono più chiamate soltanto a comunicare le proprie performance economico-finanziarie, ma anche a rendere conto degli impatti ambientali, sociali e di governance generati dalla propria attività. In questo contesto nasce e si rafforza la figura del revisore di sostenibilità, professionista incaricato di attestare l’affidabilità della rendicontazione ESG e di contribuire alla trasparenza delle informazioni fornite al mercato, agli investitori e agli stakeholder.
Per molto tempo i bilanci di sostenibilità sono stati redatti su base volontaria, spesso seguendo standard internazionali come GRI o framework settoriali. Con l’evoluzione della normativa europea, e in particolare con la Corporate Sustainability Reporting Directive, la rendicontazione di sostenibilità è diventata parte integrante dell’informativa societaria. Questo cambiamento ha modificato profondamente il ruolo delle imprese: i dati ESG devono essere raccolti, misurati, documentati e presentati con un livello di rigore sempre più vicino a quello dell’informazione finanziaria.
La rendicontazione di sostenibilità non può quindi essere considerata una semplice comunicazione aziendale. Essa richiede processi interni strutturati, controlli, responsabilità definite e sistemi informativi capaci di produrre dati attendibili. Proprio qui interviene il revisore di sostenibilità, chiamato a verificare che le informazioni pubblicate siano conformi agli standard applicabili e supportate da evidenze adeguate.
Il revisore di sostenibilità è un professionista abilitato a svolgere incarichi di attestazione sulla conformità della rendicontazione di sostenibilità. La sua funzione è quella di esprimere una conclusione indipendente sul reporting ESG predisposto dall’impresa, valutando se esso rispetti i requisiti normativi e gli standard di rendicontazione previsti.
In Italia, questa figura si collega alla disciplina della revisione legale. Il revisore di sostenibilità deve possedere competenze specifiche non solo in materia contabile e di controllo, ma anche su temi ambientali, sociali, di governance, gestione dei rischi, catena del valore, doppia materialità e standard europei ESRS. La sostenibilità, infatti, richiede un approccio interdisciplinare: non basta verificare numeri, occorre comprendere processi produttivi, politiche aziendali, impatti climatici, gestione del personale, diritti umani, fornitori e sistemi di governance.
L’attività principale del revisore di sostenibilità consiste nell’assurance della rendicontazione. In termini pratici, il revisore analizza il processo con cui l’impresa ha identificato i temi materiali, raccolto i dati, applicato gli standard e predisposto l’informativa finale.
Tra le verifiche più rilevanti rientrano:
- la coerenza della rendicontazione con gli standard ESRS;
- la correttezza del processo di doppia materialità;
- l’affidabilità dei dati quantitativi e qualitativi;
- la presenza di controlli interni adeguati;
- la tracciabilità delle informazioni lungo la catena del valore;
- la coerenza tra dichiarazioni ESG, strategie aziendali e dati disponibili.
L’obiettivo non è certificare che l’impresa sia “sostenibile” in senso assoluto, ma attestare che la rendicontazione sia predisposta correttamente, secondo criteri verificabili e trasparenti. È una distinzione fondamentale: il revisore non attribuisce un’etichetta etica all’azienda, ma valuta la qualità, la completezza e la conformità dell’informazione pubblicata.
Nel quadro attuale, l’attestazione della rendicontazione di sostenibilità si basa prevalentemente su un livello di limited assurance. Ciò significa che il revisore svolge procedure finalizzate a ottenere una sicurezza limitata sul fatto che non emergano elementi tali da far ritenere che la rendicontazione non sia conforme ai requisiti applicabili.
La limited assurance è meno estesa della reasonable assurance, tipica della revisione contabile del bilancio, ma rappresenta comunque un passaggio decisivo verso una maggiore affidabilità dei dati ESG. Essa richiede pianificazione, valutazione dei rischi, test, colloqui con il management, analisi documentali e verifiche sui dati più significativi.
Con il progressivo consolidamento della normativa e degli standard, il ruolo del revisore sarà destinato a evolvere. Le imprese dovranno migliorare i propri sistemi di controllo interno sulla sostenibilità e i revisori dovranno sviluppare competenze sempre più specialistiche.
Il revisore di sostenibilità svolge una funzione essenziale per la fiducia del mercato. In un contesto in cui il rischio di greenwashing è elevato, l’attestazione indipendente contribuisce a distinguere le dichiarazioni fondate da quelle meramente promozionali.
Per le imprese, il confronto con il revisore può rappresentare anche un’opportunità di miglioramento organizzativo. La necessità di rendere verificabili i dati ESG spinge infatti le aziende a rafforzare i processi interni, coinvolgere le funzioni aziendali, migliorare la qualità delle informazioni e integrare la sostenibilità nella strategia.
Il revisore di sostenibilità diventa così un interlocutore rilevante non solo per l’adempimento normativo, ma anche per la maturazione del sistema di governance. La sostenibilità non è più confinata all’ufficio comunicazione o alla responsabilità sociale d’impresa: entra nei consigli di amministrazione, nei sistemi di controllo, nei processi decisionali e nella gestione del rischio.
Il revisore di sostenibilità deve unire competenze tecniche, normative e metodologiche. Deve conoscere la disciplina europea e nazionale, gli ESRS, i principi di assurance, la materialità d’impatto e finanziaria, nonché le logiche di raccolta e controllo dei dati non finanziari.
A queste competenze si aggiungono capacità trasversali: pensiero critico, indipendenza di giudizio, comprensione dei modelli di business, capacità di dialogare con funzioni diverse e attenzione alla qualità delle evidenze. La complessità della sostenibilità impone infatti un approccio integrato, nel quale aspetti ambientali, sociali, economici e giuridici si intrecciano.
La figura del revisore di sostenibilità è destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale. Le imprese dovranno affrontare obblighi informativi più strutturati, mentre investitori, banche, clienti e stakeholder richiederanno dati ESG affidabili e comparabili.
In questo scenario, il revisore di sostenibilità rappresenta un presidio di credibilità. La sua attività contribuisce a rendere la sostenibilità misurabile, controllabile e integrata nei sistemi di responsabilità aziendale. Non si tratta soltanto di verificare un documento, ma di accompagnare il passaggio verso un nuovo modello di informazione d’impresa, nel quale performance economica e impatti ESG sono letti in modo sempre più connesso.
Il revisore di sostenibilità è una delle figure professionali più significative nate dall’evoluzione della rendicontazione ESG. Il suo compito è garantire che le informazioni di sostenibilità siano attendibili, coerenti e conformi agli standard richiesti. In un mercato sempre più attento alla trasparenza, questa funzione assume un valore strategico.
Per le imprese, prepararsi alla revisione della sostenibilità significa investire in dati, processi, controlli e governance. Per i professionisti, significa sviluppare competenze nuove e multidisciplinari. Per il sistema economico, significa costruire un’informazione ESG più solida, meno esposta al rischio di greenwashing e più utile alle decisioni di investitori, stakeholder e comunità.
