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ITALIA E LAVORO: IL DIVARIO MOTIVAZIONALE CHE FRENA LA CRESCITA
Secondo il più recente report di Gallup — State of the Global Workplace 2025 — solo il 6 % dei lavoratori italiani dichiara di sentirsi realmente coinvolto nel proprio lavoro, una percentuale che colloca l’Italia all’ultimo posto tra i paesi europei, al di sotto sia della media continentale (13 %) sia di quella globale (21 %).
Questo scarto riflette dinamiche preoccupanti: da un lato, prevale la categoria dei cosiddetti “non coinvolti”, che svolgono le proprie mansioni senza un reale senso di partecipazione; dall’altro, circa un quinto dei lavoratori risulta “attivamente disimpegnato”, contribuendo a un clima lavorativo segnato da disaffezione e negatività.
A livello mondiale, il quadro non è incoraggiante: l’impegno professionale è sceso al 21 % nel 2024, con significative ripercussioni sulla produttività collettiva, stimati in 438 miliardi USD di perdita economica globale.
La disaffezione ha colpito in modo particolarmente acuto i ruoli manageriali, la cui partecipazione è calata dal 30 % al 27 %, incidendo in modo diretto sul coinvolgimento dei team: dove un manager è meno motivato, l’intero gruppo ne risente.
In Italia, a questa sfida si aggiunge un contesto caratterizzato da elevati livelli di stress lavorativo, da scarse opportunità percepite di crescita professionale e da una diffusa insoddisfazione rispetto alla qualità della vita lavorativa, rendendo il lavoro più fonte di malessere anziché di benessere.
Questa situazione richiede un intervento mirato e urgente: è necessario promuovere politiche aziendali e strumenti organizzativi volti a riattivare la motivazione e l’autoefficacia dei lavoratori. La formazione manageriale, il supporto alla leadership e la promozione di un ambiente inclusivo e comunicativo rappresentano leve decisive. Solo investendo nella motivazione e nel benessere delle persone è possibile invertire la tendenza e costruire realtà lavorative sostenibili, capaci di generare valore nel lungo termine.
