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ITALIA E OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE: TRA PROGRESSI E SFIDE SISTEMICHE

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Il Rapporto ISTAT 2025 sul monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) rappresenta un importante strumento di lettura dello stato di avanzamento dell’Italia nell’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Attraverso l’analisi di oltre 300 misure statistiche, il documento evidenzia un quadro complesso, in cui si alternano segnali di miglioramento a dinamiche di rallentamento, specialmente in ambiti cruciali come l’ambiente, la parità di genere e la giustizia. Più che allarmare, questi dati sollecitano un confronto responsabile e costruttivo sulle scelte politiche, istituzionali e culturali da intraprendere.

 

Misure in evoluzione: un progresso eterogeneo

Il Rapporto evidenzia che, nel confronto di breve periodo, circa il 50% delle misure statistiche associate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile mostra un andamento in miglioramento. Al tempo stesso, circa un quarto delle misure risulta in peggioramento, mentre un altro 20% si mantiene sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Tale quadro evidenzia come l’evoluzione degli indicatori sia tutt’altro che omogenea: se alcuni settori registrano segnali positivi, altri mostrano dinamiche stagnanti o regressive che richiedono interventi mirati. L’eterogeneità dei risultati suggerisce la necessità di politiche pubbliche più differenziate, capaci di intercettare i bisogni specifici dei singoli ambiti di intervento.

Goal 15 – Vita sulla Terra: tutela ambientale ancora fragile

Il Goal 15 – Vita sulla Terra dell’Agenda 2030 si focalizza sulla protezione, il ripristino e l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, sulla gestione forestale, sulla lotta alla desertificazione, al degrado del suolo e sulla perdita di biodiversità. In Italia, circa il 21,7 % del territorio è attualmente incluso nelle aree protette (EUAP e Rete Natura 2000), un dato stabile nel corso dell’ultimo decennio ma ancora inferiore all’obiettivo del 30 % fissato a livello comunitario per il 2030. Quasi il 46 % delle aree naturali e seminaturali risultano minacciate, con punte di criticità particolarmente rilevanti nelle province della Pianura Padana. Si evince una sostanziale stagnazione negli indicatori del Goal 15, indicativo di scarsi progressi rispetto alla biodiversità e alla qualità del suolo, con una quota elevata di misure in “stabilità” o in peggioramento. Pertanto, il quadro evidenzia la necessità di un rafforzamento delle politiche ambientali e della governance territoriale, unita a misure più incisive volte a incrementare la copertura delle aree protette e a contrastare efficacemente il degrado degli ecosistemi terrestri.

Goal 5 – Parità di genere: persistono squilibri strutturali

Sul fronte della parità di genere, il Rapporto evidenzia che una quota significativa degli indicatori del Goal 5 si mantiene su livelli statici o decrescenti. In particolare, persistono disparità in ambiti quali l’accesso al mercato del lavoro, la partecipazione alle decisioni politiche ed economiche, la conciliazione vita-lavoro e la prevenzione della violenza di genere. Nonostante i progressi normativi registrati negli ultimi anni, il superamento delle diseguaglianze di genere richiede interventi sistemici: dalla promozione di un welfare più inclusivo alla valorizzazione del capitale umano femminile, fino al contrasto degli stereotipi culturali ancora presenti.

 

Goal 16 – Giustizia e istituzioni: rafforzare la fiducia pubblica

Il Goal 16, volto a promuovere società pacifiche, inclusive e istituzioni affidabili, presenta elementi di criticità che richiedono un’attenta riflessione. Diversi indicatori mostrano una situazione di stagnazione o regressione, con particolare riferimento a fattori come il sovraffollamento carcerario, la percezione della sicurezza, l’accessibilità ai servizi giudiziari e la protezione della libertà di stampa. Il consolidamento dello Stato di diritto, la modernizzazione della giustizia e il rafforzamento dell’integrità pubblica rappresentano priorità non solo per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda, ma anche per la qualità democratica del Paese.

 

Disparità territoriale nello sviluppo sostenibile

Uno degli aspetti più significativi del Rapporto è la disomogeneità territoriale. L’analisi delle misure disponibili a livello regionale mostra che a livello regionale rivela che il Mezzogiorno presenta il 52,2% degli indicatori al di sotto della media nazionale, mentre il Nord e il Centro mostrano performance migliori, rispettivamente nel 51,2% e nel 48,4% dei casi. Le regioni meridionali risultano più esposte su indicatori legati alla povertà, all’istruzione, al lavoro e alle disuguaglianze. Ciononostante, alcune aree — come Abruzzo, Molise e Basilicata — si distinguono positivamente per le politiche ambientali e l’efficienza dei servizi pubblici. Questo suggerisce che il superamento dei divari richiede politiche differenziate, capaci di valorizzare le vocazioni territoriali e favorire la coesione sociale.

L’analisi regionale delle misure statistiche associate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile restituisce un quadro eterogeneo, segnato da significative differenze territoriali. La Figura 1.11 del Rapporto mostra l’evoluzione di breve periodo per ciascuna regione, evidenziando come solo alcune aree abbiano registrato miglioramenti sostanziali rispetto all’anno precedente. In particolare, l’Abruzzo e la Sicilia emergono per una quota di misure in miglioramento superiore alla media nazionale. L’Abruzzo, in particolare, si distingue anche per una ridotta incidenza di misure in peggioramento, collocandosi tra le regioni più virtuose del Mezzogiorno, insieme alla Liguria e alla Basilicata.

Al contrario, regioni come il Molise e la Campania risultano ancora marcatamente penalizzate: i dati mostrano, infatti, progressi limitati nella riduzione delle misure in peggioramento e un incremento contenuto delle misure in miglioramento, segnalando un rallentamento nei percorsi di convergenza rispetto alla media nazionale.

Sul piano del medio-lungo periodo, regioni come Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Puglia si collocano tra le più dinamiche, con una quota elevata di indicatori in miglioramento. È interessante notare, inoltre, che in alcune di queste regioni la quota di misure in peggioramento si mantiene relativamente bassa, con l’eccezione della Marche, dove persistono segnali di criticità strutturali.

Nel complesso, il quadro regionale conferma che l’Italia continua a esprimere una geografia dello sviluppo disomogenea, in cui la capacità di attuare gli SDGs risulta fortemente condizionata dalle condizioni socio-economiche di partenza, dalla governance territoriale e dalla qualità delle politiche pubbliche attivate.

 

Confronto europeo: competitivi su alcune dimensioni, in ritardo su altre

Nel raffronto con i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia mostra risultati superiori alla media per quanto riguarda i pilastri “Persone” (salute, inclusione, istruzione) e “Pianeta” (ambiente), ma presenta margini di miglioramento nelle aree “Prosperità” e “Pace e giustizia”. In particolare, permangono difficoltà nella crescita economica sostenibile, nell’efficienza amministrativa e nella qualità delle istituzioni. Ciò suggerisce l’opportunità di investire in innovazione, capitale umano e digitalizzazione, affinché l’Italia possa colmare le distanze rispetto ai partner più avanzati dell’Unione.

Una responsabilità condivisa

Il Rapporto ISTAT SDGs 2025 offre una fotografia articolata e imparziale dell’Italia rispetto agli impegni assunti con l’Agenda 2030. Laddove emergono ritardi o stagnazioni, questi devono essere letti non come fallimenti, bensì come stimoli per rafforzare la governance, migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche e promuovere una più ampia partecipazione civica. Il raggiungimento degli SDGs rappresenta un obiettivo ambizioso, ma imprescindibile. Affinché ciò avvenga, sarà essenziale costruire un dialogo costante tra istituzioni, imprese, società civile e territori, nella consapevolezza che la sostenibilità è una sfida collettiva e intergenerazionale.

 

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