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Le caratteristiche dell’accordo di investimento in una start up innovativa

L’accordo di investimento in una start up innovativa è il documento con cui vengono disciplinati l’ingresso di uno o più investitori nel capitale sociale della società e i reciproci diritti e obblighi delle parti. Non si tratta soltanto di fissare “quanto investire” e “quale quota ricevere”, ma di costruire un equilibrio tra esigenze diverse: da un lato la startup ha bisogno di capitali, rapidità esecutiva e libertà imprenditoriale; dall’altro l’investitore cerca tutele, trasparenza e strumenti per governare il rischio. In Italia, il tema si inserisce nel quadro normativo delle startup innovative previsto dal D.L. 179/2012, come modificato anche dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 193/2024.

Prima ancora dell’accordo, è essenziale verificare che la società possieda effettivamente i requisiti per qualificarsi come startup innovativa. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la società deve essere una società di capitali non quotata, costituita da non più di cinque anni, residente in Italia oppure in UE/SEE con sede produttiva o filiale in Italia, con oggetto sociale esclusivo o prevalente nello sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e non deve distribuire utili. Inoltre deve soddisfare almeno uno dei requisiti relativi a spese in ricerca e sviluppo, personale altamente qualificato oppure titolarità o disponibilità di brevetti o software registrato.

In questo contesto, l’accordo di investimento assume una funzione centrale perché traduce in regole contrattuali il rapporto tra capitale di rischio e progetto imprenditoriale. La sua prima caratteristica è la determinazione dell’operazione economica: l’accordo deve indicare con chiarezza l’ammontare dell’investimento, le modalità di versamento, la tempistica dell’esecuzione e la valorizzazione pre-money o post-money della società. Questa parte è fondamentale perché da essa dipendono la percentuale di partecipazione attribuita all’investitore e il grado di diluizione dei soci fondatori.

Una seconda caratteristica tipica riguarda la struttura dell’ingresso dell’investitore. L’investimento può avvenire mediante sottoscrizione di un aumento di capitale, tramite strumenti finanziari partecipativi oppure con forme convertibili, quando compatibili con l’assetto societario e con gli obiettivi dell’operazione. Nella prassi delle startup, l’aumento di capitale è lo strumento più frequente, perché consente di immettere nuove risorse direttamente nella società senza trasferire quote già esistenti dai founder all’investitore. In questo modo il capitale raccolto finanzia la crescita dell’impresa.

Elemento altrettanto rilevante è il sistema delle dichiarazioni e garanzie. I founder e la società di regola dichiarano che la startup è regolarmente costituita, che le quote o azioni sono valide, che la proprietà intellettuale essenziale per il business appartiene alla società o è nella sua disponibilità, che non esistono contenziosi rilevanti non comunicati e che i dati economici e societari forniti all’investitore sono veritieri. Per una startup innovativa queste garanzie sono particolarmente importanti, perché gran parte del valore dell’impresa risiede spesso in asset immateriali, tecnologia, software, brevetti, know-how e team.

Un’altra caratteristica decisiva è la presenza di condizioni sospensive. L’investitore può subordinare il closing al verificarsi di determinati eventi: completamento della due diligence legale, fiscale e contabile; regolare iscrizione o permanenza nella sezione speciale del Registro delle imprese; sottoscrizione di patti di riservatezza, non concorrenza o vesting da parte dei founder; trasferimento alla società dei diritti di proprietà intellettuale sviluppati dai soci o dai collaboratori. Queste condizioni servono a evitare che l’investitore entri in una società che presenti criticità non emerse nella fase iniziale.

Sul piano della governance, l’accordo di investimento nelle startup innovative contiene spesso diritti amministrativi rafforzati per l’investitore. Tra questi rientrano il diritto di nominare un membro del consiglio di amministrazione o un osservatore, il diritto a ricevere informazioni periodiche su andamento economico, cassa, KPI e stato del prodotto, nonché il diritto di veto o di preventiva autorizzazione su alcune decisioni straordinarie. In genere tali materie includono modifiche statutarie, aumento di capitale, emissione di nuovi strumenti partecipativi, vendita di asset strategici, indebitamento oltre determinate soglie o operazioni straordinarie. L’obiettivo non è gestire direttamente la startup, ma prevenire decisioni che possano alterare in modo significativo il profilo di rischio dell’investimento.

Molto frequenti sono poi le clausole di tutela economica dell’investitore. La più nota è la clausola anti-diluizione, che protegge l’investitore nel caso in cui futuri aumenti di capitale avvengano a valutazioni inferiori rispetto a quella del suo ingresso. Accanto a questa, si trovano diritti di opzione, prelazione e diritto di sottoscrivere pro quota i round successivi, così da consentire all’investitore di mantenere il proprio peso partecipativo. In operazioni più strutturate possono comparire anche meccanismi di liquidation preference, con cui l’investitore ha diritto a recuperare, in tutto o in parte, il capitale investito prima della distribuzione del residuo ai soci ordinari in caso di exit o liquidazione.

Un tratto quasi sempre presente negli accordi di investimento in startup è la disciplina della circolazione delle partecipazioni. Le clausole più comuni sono il lock-up, che impedisce ai founder di vendere subito le proprie quote; il diritto di co-vendita o tag along, che consente ai soci di minoranza di vendere insieme al socio di maggioranza; e il drag along, che obbliga anche i soci restanti a vendere, a certe condizioni, quando si presenta un’offerta di acquisto dell’intera società. Queste clausole sono essenziali perché una startup è un investimento orientato all’exit: l’investitore vuole sapere in anticipo con quali regole potrà monetizzare il proprio ingresso.

Fondamentale, inoltre, è il tema del vesting dei founder. Nelle startup innovative il valore dipende spesso in misura decisiva dai fondatori. Per questa ragione l’investitore tende a chiedere che le quote dei founder siano soggette a maturazione progressiva nel tempo, con clausole che distinguono tra good leaver e bad leaver. In sostanza, se il fondatore lascia prematuramente il progetto o viola determinati obblighi, può perdere in tutto o in parte il diritto a mantenere le quote o essere obbligato a trasferirle a condizioni predeterminate. Si tratta di una clausola che tutela la continuità aziendale e allinea gli interessi di lungo periodo.

Non meno importante è la regolazione degli obblighi di riservatezza, esclusiva e non concorrenza. In una startup innovativa il patrimonio aziendale coincide spesso con informazioni sensibili, codice, roadmap di prodotto, dati commerciali e relazioni con clienti o partner tecnologici. L’accordo di investimento, oppure documenti collegati, deve quindi impedire che tali elementi vengano dispersi o utilizzati dai founder o da terzi in iniziative concorrenti.

Dal punto di vista operativo, l’accordo di investimento è spesso accompagnato o integrato da altri documenti, come il term sheet, il patto parasociale, la delibera di aumento di capitale e i documenti societari necessari al closing. Il term sheet sintetizza i punti essenziali dell’operazione; l’investment agreement ne sviluppa la disciplina vincolante; il patto parasociale regola in modo più dettagliato governance, trasferimento partecipazioni e diritti dei soci nel tempo. Nella pratica, la qualità dell’operazione dipende molto dalla coerenza tra questi documenti.

Nel caso delle startup innovative, infine, l’accordo di investimento non può essere letto isolatamente rispetto al quadro incentivante. Il MIMIT ricorda che le startup innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese possono beneficiare di numerose misure dedicate, tra cui incentivi fiscali per gli investimenti nel capitale, accesso semplificato al Fondo di Garanzia per le PMI, equity crowdfunding, deroghe al diritto societario ordinario e altri strumenti di sostegno. Anche per questo, la corretta impostazione dell’investimento e il mantenimento dei requisiti legali della startup hanno un impatto che va oltre il semplice rapporto tra società e investitore.

In conclusione, l’accordo di investimento in una startup innovativa è un contratto complesso che svolge una funzione strategica: non si limita a raccogliere capitali, ma organizza il rapporto tra rischio, controllo e crescita. Le sue caratteristiche principali sono la definizione economica dell’operazione, la disciplina della governance, le garanzie sull’impresa, le tutele contro diluizione e disallineamento di interessi, le regole di exit e la protezione del patrimonio tecnologico. Un buon accordo, soprattutto in una startup innovativa, deve riuscire a conciliare due esigenze solo apparentemente opposte: proteggere l’investitore senza soffocare la capacità della società di innovare e crescere.

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