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Nel 2025 l’AI pesa sul pianeta quanto una metropoli
L’intelligenza artificiale (AI) è oggi uno dei principali motori della trasformazione economica e tecnologica globale. La sua rapida diffusione sta cambiando in profondità modelli di business, processi produttivi e modalità decisionali in settori chiave come finanza, industria, sanità, media ed energia. Accanto ai benefici in termini di efficienza, produttività e capacità di analisi, emergono però con crescente evidenza i costi ambientali di questa rivoluzione tecnologica, che stanno assumendo dimensioni sistemiche e non più trascurabili.
L’adozione dell’AI è già oggi estremamente diffusa e destinata ad accelerare ulteriormente. Secondo il McKinsey Global Survey on AI, nel 2024 circa il 65% delle aziende a livello globale dichiarava di utilizzare regolarmente soluzioni di intelligenza artificiale, in particolare nel campo della generative AI. Nel 2025 la percentuale di organizzazioni che utilizzano l’AI in almeno una funzione aziendale è salita all’88%, segno che l’intelligenza artificiale sta diventando una tecnologia strutturale e non più sperimentale (fonte: McKinsey, “The State of AI in 2024–2025”). Anche lo Stanford AI Index Report 2024 conferma il trend, indicando che il 78% delle organizzazioni globali utilizza sistemi di AI, rispetto al 55% dell’anno precedente. In Europa, l’adozione procede a ritmi più graduali ma in forte crescita: secondo Eurostat, nel 2025 il 20% delle imprese dell’Unione Europea con almeno 10 dipendenti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale, contro il 13,5% del 2024, con una penetrazione che supera il 50% tra le grandi imprese. Le prospettive indicano quindi un’ulteriore espansione, con un aumento esponenziale dei carichi computazionali, dei data center e della domanda energetica associata.
È proprio sul fronte dei consumi che emergono le criticità maggiori. Studi recenti sull’impatto ambientale dell’AI stimano che nel 2025 l’utilizzo globale di sistemi di intelligenza artificiale abbia generato tra 32 e 80 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, un ordine di grandezza paragonabile alle emissioni annuali di una grande metropoli come New York (fonte: Nature Climate Change e University of California Riverside, 2023–2024). Sul fronte idrico, le stesse analisi stimano un consumo compreso tra 312 e 765 miliardi di litri d’acqua all’anno, considerando sia il raffreddamento diretto dei data center sia l’acqua utilizzata lungo la filiera di produzione dell’energia elettrica. Questo volume risulta superiore al consumo annuale dell’intera industria globale dell’acqua in bottiglia (fonte: Water Footprint of Artificial Intelligence, Li et al., 2023; Statista, Global Bottled Water Market). L’impatto è dovuto in larga parte all’addestramento dei modelli di grandi dimensioni e al loro utilizzo continuo su scala globale, che richiedono enormi quantità di elettricità, spesso ancora prodotta da fonti fossili, e sistemi di raffreddamento altamente idrovori, aggravando lo stress su risorse naturali già fortemente sotto pressione.
Alla luce di questo scenario, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale pone una sfida strategica che va oltre la tecnologia. In un contesto già segnato da cambiamento climatico, inquinamento diffuso e scarsità di risorse naturali, diventa urgente promuovere innovazioni che rendano l’AI più efficiente e sostenibile. Ciò implica investire in modelli meno energivori, hardware più efficiente, data center alimentati da fonti rinnovabili, sistemi di raffreddamento a basso consumo idrico e maggiore trasparenza sugli impatti ambientali delle soluzioni di AI. Per investitori, imprese e policy maker, la sostenibilità dell’intelligenza artificiale non può più essere considerata un tema accessorio: è destinata a diventare un fattore critico di rischio, di costo e di competitività, in un pianeta che mostra già oggi segnali evidenti di stress ambientale.
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