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Venture Capital Italia Q3-25: meno capitali, stessa tenuta del mercato

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Raccogliere capitali da investitori di Venture Capital in Italia non è mai stato semplice. Il nostro ecosistema sconta da sempre una certa avversione al rischio, che si riflette in un minor appetito verso gli investimenti in innovazione rispetto ad altri Paesi europei. Per molti founder, la ricerca di capitali è ancora oggi un percorso in salita, spesso più lungo e complesso del previsto.

Proprio per questo i numeri del Venture Capital Report – Italy Q3-25 rappresentano un termometro prezioso dello stato di salute del mercato. Secondo il report, aggiornato al 30 settembre 2025 e realizzato da Growth Capital sulla base dei dati PitchBook, nel terzo trimestre dell’anno sono stati investiti 261 milioni di euro, distribuiti su 75 round, con una presenza rilevante di operazioni early-stage (il 68% tra pre-seed e seed). Nel 2025 YTD, i round registrati sono stati 282, per un totale di 759 milioni di euro investiti.

Guardando all’andamento anno su anno, emerge però un rallentamento. Al 30 settembre 2024, infatti, l’ammontare investito risultava più elevato e la pipeline di operazioni più consistente. Il confronto tra i due periodi mostra chiaramente come il 2025 stia viaggiando sotto i livelli dell’anno precedente. Nonostante ciò, la lettura dei dati non deve essere interpretata come un segnale strutturalmente negativo dell’ecosistema.

La principale differenza, infatti, non deriva da un indebolimento del mercato, bensì dalla totale assenza di mega round, ovvero le operazioni con una componente equity pari o superiore a 100 milioni di euro. Nel 2024 queste operazioni avevano avuto un peso decisivo nel far crescere artificialmente il totale investito (tre operazioni ≥€100 milioni), mentre nel 2025 – almeno fino a settembre – non se n’è registrata neanche una. Senza questi round “fuori scala”, il mercato italiano mostra in realtà una sorprendente tenuta: su base comparabile, il 2025 è perfettamente in linea con l’anno precedente.

Guardando al futuro, il quadro rimane positivo. Il dealflow continua a essere vivace, l’interesse degli investitori internazionali è in aumento e la maturazione delle startup italiane dovrebbe portare nei prossimi anni a una crescita dei round Series B e Series C, oggi ancora il vero punto debole del mercato. Se da un lato l’assenza di mega round pesa sul totale investito, dall’altro significa che il potenziale non è ancora espresso: un fattore che lascia spazio a un miglioramento significativo non appena torneranno condizioni macro più favorevoli.

In un Paese in cui raccogliere capitali è storicamente difficile, vedere un ecosistema che regge — nonostante l’assenza dei round più grandi — è un segnale di solidità. Con il consolidarsi dei trend emersi negli ultimi anni, il settore potrebbe presto tornare a crescere con maggiore vigore.

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