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Bando Facility Parco Agrisolare
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Bando Facility Parco Agrisolare
Il nuovo Facility Parco Agrisolare rappresenta una delle misure più rilevanti del PNRR per il settore agricolo e agroindustriale italiano nel triennio 2026-2028. Con una dotazione complessiva di 789 milioni di euro, la misura – attivata dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste nell’ambito della Missione 2, Componente 1, Investimento 4 del PNRR – mira a sostenere in modo concreto la transizione energetica delle imprese agricole, zootecniche e agroindustriali, incentivando l’installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici produttivi, senza consumo di suolo agricolo. L’avviso attuativo e il regolamento operativo fissano una finestra temporale ben definita per la presentazione delle domande, che potranno essere inviate esclusivamente dal 10 marzo al 9 aprile 2026 attraverso il portale del GSE, secondo una procedura a sportello.
L’obiettivo della misura è chiaro: trasformare i tetti di stalle, capannoni e fabbricati rurali in superfici produttive dal punto di vista energetico, riducendo in modo strutturale il costo dell’energia per le imprese. In un contesto in cui la spesa energetica può incidere fino al 20% sui costi variabili di un’azienda agricola, l’installazione di un impianto fotovoltaico – anche di dimensioni medio-piccole – consente non solo di abbattere la bolletta, ma anche di aumentare la resilienza economica dell’impresa nel medio-lungo periodo.
La platea dei beneficiari è ampia e include imprenditori agricoli in forma individuale o societaria, imprese agroindustriali, cooperative agricole e loro consorzi, oltre a soggetti costituiti in forma aggregata come reti d’impresa, ATI, RTI e comunità energetiche rinnovabili. Il decreto richiede che il beneficiario abbia la disponibilità dei fabbricati oggetto dell’intervento e sostenga direttamente i costi dell’investimento. Viene inoltre introdotto un sistema di priorità che favorisce, da un lato, i progetti presentati da soggetti che non hanno mai beneficiato delle precedenti edizioni del Parco Agrisolare e, dall’altro, le imprese iscritte alla rete agricola di qualità. A ciò si aggiunge la clausola territoriale che riserva almeno il 40% delle risorse alle regioni del Mezzogiorno, rafforzando il ruolo della misura come strumento di riequilibrio territoriale.
Il contributo è concesso sotto forma di finanziamento in conto capitale e può arrivare fino all’80% delle spese ammissibili per le aziende agricole attive nella produzione primaria e per le imprese di trasformazione di prodotti agricoli. Per altre categorie di beneficiari, come le imprese che trasformano prodotti agricoli in non agricoli o i progetti di produzione primaria senza vincolo di autoconsumo, l’intensità scende al 30%, con possibilità di maggiorazioni rilevanti per piccole e medie imprese e per investimenti localizzati nelle zone assistite del Sud. In questo modo, la misura riesce a modulare il sostegno pubblico in funzione sia del settore di appartenenza sia dell’impatto territoriale dell’investimento.
Gli interventi finanziabili riguardano principalmente l’installazione di impianti fotovoltaici di nuova costruzione, con potenza compresa tra 6 e 1.000 kWp, da realizzare sulle coperture di fabbricati strumentali all’attività agricola, zootecnica o agroindustriale. A supporto dell’impianto principale, il bando consente di finanziare una serie di interventi complementari finalizzati all’efficientamento energetico complessivo degli edifici, come la rimozione e lo smaltimento dell’amianto dalle coperture, l’isolamento termico dei tetti, l’installazione di sistemi di aerazione, i sistemi di accumulo e i dispositivi di ricarica per la mobilità elettrica. Un aspetto cruciale riguarda le tempistiche: i lavori possono essere avviati solo dopo la presentazione della domanda, e qualsiasi impegno giuridicamente vincolante assunto prima – come l’ordine di moduli o inverter – può comportare l’esclusione dal contributo.
Particolarmente rilevante, e al centro di un acceso dibattito nel settore, è il ruolo attribuito al registro dei moduli fotovoltaici dell’ENEA. Il bando ammette esclusivamente moduli iscritti nelle categorie A, B o C, ma riconosce una priorità procedurale e massimali di spesa più elevati ai progetti che utilizzano moduli di categoria B o C. Poiché, allo stato attuale del registro, la categoria C coincide di fatto con i moduli prodotti nello stabilimento italiano di Enel 3Sun, questa impostazione ha sollevato interrogativi sul corretto equilibrio tra sostegno alla filiera industriale europea e tutela della concorrenza. Al di là del dibattito politico-industriale, dal punto di vista operativo la scelta del modulo fotovoltaico diventa un elemento strategico per le imprese, perché incide sia sulla priorità di accesso ai fondi sia sull’importo massimo riconoscibile.
La procedura di accesso al contributo è interamente digitale e passa dal portale del GSE, accessibile con SPID. Una volta ottenuto l’atto di concessione, il beneficiario deve rispettare tempistiche stringenti: comunicazione di avvio lavori, conclusione dell’intervento entro 18 mesi e rendicontazione finale entro 60 giorni dalla fine dei lavori. In ogni caso, tutti i progetti dovranno essere completati e rendicontati entro il 31 dicembre 2028.
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