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Raccolta fondi per ETS: obblighi di rendicontazione e strumenti più efficaci

Per un Ente del Terzo Settore la raccolta fondi non è solo una questione di risorse: è anche un impegno di trasparenza verso donatori, soci e istituzioni. Il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) riconosce a ETS, APS e ODV la possibilità di fare fundraising, ma chiede in cambio di rendicontare in modo chiaro come i fondi sono stati raccolti e spesi.

In questo articolo vediamo cosa dice la normativa, quali sono gli obblighi di rendicontazione da rispettare e quali strumenti di raccolta fondi funzionano meglio per le realtà del non profit, anche di piccole dimensioni.

Cos’è la raccolta fondi per il Codice del Terzo Settore

L’articolo 7 del Codice definisce la raccolta fondi come l’insieme delle attività con cui un ETS finanzia le proprie attività di interesse generale. Rientrano in questa definizione le richieste di lasciti, donazioni e contributi, ma anche la cessione o erogazione di beni o servizi di modico valore (pensiamo alle classiche piantine, uova di Pasqua o panettoni solidali).

La raccolta fondi può essere svolta in forma organizzata e continuativa, anche con soci, volontari e dipendenti, oppure in modo occasionale, ad esempio durante una ricorrenza o una campagna di sensibilizzazione.

Le regole operative sono contenute nelle Linee guida sulla raccolta fondi adottate con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 9 giugno 2022. Il principio di fondo è uno: la raccolta deve rispettare verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e con il pubblico. In concreto, chi dona deve poter sapere chi sta raccogliendo, per quale scopo e come verranno usate le risorse.

Gli obblighi di rendicontazione della raccolta fondi

Raccogliere fondi comporta precisi adempimenti contabili e di trasparenza. Ecco i principali, che variano in base alle dimensioni dell’ente e al tipo di raccolta.

Adempimento Chi è tenuto Cosa prevede
Bilancio d’esercizio (art. 13 CTS) Tutti gli ETS Sotto i 220.000 € di entrate è ammesso il rendiconto per cassa; sopra serve il bilancio con stato patrimoniale, rendiconto gestionale e relazione di missione. I proventi da raccolta fondi vanno evidenziati in voci distinte
Rendiconto specifico delle raccolte occasionali (art. 87, c. 6 CTS) ETS che svolgono raccolte pubbliche occasionali Un documento separato, con relazione illustrativa, che mostri entrate e spese di ciascuna iniziativa. Va redatto entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio
Deposito al RUNTS (art. 48 CTS) ETS iscritti al Registro Bilancio e rendiconti delle raccolte fondi vanno depositati entro il 30 giugno di ogni anno
Bilancio sociale (art. 14 CTS) ETS con entrate oltre 1 milione di € Documento che racconta attività, risultati e uso delle risorse, da depositare e pubblicare sul sito
Rendiconto del 5×1000 Enti che ricevono il contributo Rendiconto e relazione illustrativa entro un anno dalla ricezione, con obblighi di invio e pubblicazione per importi rilevanti
Pubblicazione dei contributi pubblici (L. 124/2017) Enti che ricevono vantaggi economici da PA oltre 10.000 € annui Pubblicazione sul sito o sui canali digitali entro il 30 giugno dell’anno successivo

Perché il rendiconto delle raccolte occasionali conta

Le raccolte pubbliche occasionali, svolte in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione, godono di un regime fiscale di favore: i fondi raccolti non concorrono a formare il reddito dell’ente. Questo beneficio, però, regge solo se l’iniziativa è documentata con il rendiconto specifico. Senza, l’ente si espone a contestazioni e alla perdita dell’agevolazione.

Tracciabilità e benefici fiscali per i donatori

Chi dona a un ETS può beneficiare di detrazioni o deduzioni fiscali (art. 83 CTS), ma solo se il versamento è tracciabile: bonifico, carta, PayPal o altri sistemi di pagamento elettronici. Per l’ente significa due cose: incentivare i pagamenti tracciabili e rilasciare ricevute corrette, con i dati del donatore e dell’ente.

Nota: la disciplina fiscale del Terzo Settore è stata oggetto di aggiornamenti recenti. Prima di ogni scadenza conviene verificare le regole in vigore con il proprio consulente o sul sito del Ministero del Lavoro.

Gli strumenti di raccolta fondi più efficaci

Non esiste uno strumento giusto per tutti: la scelta dipende dalle dimensioni dell’ente, dalla sua comunità e dalle risorse a disposizione. Questi sono quelli che, nella pratica, danno i risultati migliori.

  • Donazioni regolari. Un piccolo importo mensile tramite addebito diretto o carta garantisce entrate prevedibili e permette di pianificare. Fidelizzare un donatore costa molto meno che trovarne uno nuovo.
  • È gratuito per il contribuente e, per molti enti, è una delle entrate più stabili. Va promosso con costanza nel periodo della dichiarazione dei redditi, ricordando il codice fiscale dell’ente.
  • Campagne digitali e crowdfunding. Piattaforme online, social e newsletter permettono di raccogliere fondi per un progetto preciso, con un obiettivo e una scadenza. Funzionano meglio quando si racconta una storia concreta e si aggiornano i sostenitori sui risultati.
  • Raccolte pubbliche occasionali. Banchetti, iniziative legate a ricorrenze e campagne di sensibilizzazione uniscono raccolta fondi e visibilità sul territorio. Ricordate il rendiconto specifico.
  • Cene, concerti, tornei e manifestazioni sportive avvicinano nuove persone alla causa. Vanno pianificati con un budget chiaro, perché i costi possono erodere il ricavato.
  • Partnership con le imprese. Sponsorizzazioni, donazioni aziendali e iniziative di volontariato d’impresa offrono risorse e competenze. Attenzione a distinguere la sponsorizzazione, che ha natura commerciale, dalla liberalità.
  • Lasciti testamentari. Richiedono tempo e delicatezza nella comunicazione, ma possono avere un impatto molto rilevante sul lungo periodo.
  • Bandi e contributi. Fondazioni, enti pubblici e programmi europei finanziano progetti specifici. Richiedono capacità di progettazione e una rendicontazione puntuale.

Qualunque strumento scegliate, la regola d’oro resta la stessa: chi dona vuole sapere cosa ha reso possibile il suo contributo. Una rendicontazione chiara non è solo un obbligo, ma il miglior strumento di fidelizzazione.

Gli errori più frequenti da evitare

  • Non redigere il rendiconto specifico delle raccolte occasionali, perdendo così l’agevolazione fiscale.
  • Mescolare in bilancio i proventi da raccolta fondi con altre entrate, senza evidenziarli in voci distinte.
  • Accettare donazioni in contanti senza documentarle, privando i donatori dei benefici fiscali.
  • Confondere sponsorizzazioni e donazioni, con conseguenze sul trattamento fiscale.
  • Dimenticare le scadenze di deposito al RUNTS o la pubblicazione dei contributi pubblici ricevuti.
  • Comunicare in modo vago lo scopo della raccolta, contro i principi di trasparenza delle Linee guida.

Domande frequenti

Anche un’APS o un’ODV può fare raccolta fondi? Sì. L’art. 7 del Codice del Terzo Settore riconosce la raccolta fondi a tutti gli ETS, quindi anche ad APS e ODV, purché nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza.

Entro quando va redatto il rendiconto di una raccolta pubblica occasionale? Entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio. Il rendiconto va poi depositato al RUNTS insieme al bilancio entro il 30 giugno.

Le donazioni in contanti danno diritto a benefici fiscali? No. Detrazioni e deduzioni spettano solo per versamenti tracciabili, come bonifico, carta di credito o altri pagamenti elettronici.

Che differenza c’è tra una sponsorizzazione e una donazione? La donazione è un atto di liberalità, senza nulla in cambio. La sponsorizzazione prevede invece una controprestazione, come la visibilità del marchio, e ha natura commerciale, con un diverso trattamento fiscale.

Il bilancio sociale è obbligatorio per tutte le associazioni? No. In generale è obbligatorio per gli ETS con entrate superiori a 1 milione di euro, ma può essere redatto volontariamente come strumento di trasparenza verso i donatori.

Raccogliere di più, in regola

Una raccolta fondi efficace si regge su due pilastri: strumenti scelti con cura e una gestione trasparente delle risorse. Per ETS, APS e ODV essere in regola con la rendicontazione significa tutelare l’ente, mantenere le agevolazioni fiscali e, soprattutto, conquistare la fiducia di chi sceglie di sostenerlo.

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