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Misurare la circolarità: indicatori per materiali, rifiuti e riuso

La transizione verso un modello di economia circolare richiede strumenti di misurazione in grado di attestare risultati concreti, e non soltanto intenzioni. Per un’impresa, dichiararsi “circolare” ha valore solo se è possibile dimostrare, attraverso dati verificabili, una riduzione effettiva del prelievo di risorse e un allungamento del ciclo di vita di prodotti e materiali.

In tale prospettiva, la definizione di un sistema di indicatori coerente costituisce un passaggio preliminare e non eludibile. Esso consente di orientare le scelte gestionali, di rendicontare con trasparenza agli stakeholder e di prevenire il rischio di comunicazioni ambientali non supportate da evidenze.

Un errore ricorrente consiste nel far coincidere la circolarità di un’organizzazione con la quota di rifiuti avviati a raccolta differenziata. Tale dato, pur rilevante, descrive soltanto la fase terminale del ciclo e nulla dice sulle scelte che, a monte, determinano la quantità e la qualità dei rifiuti generati.

Un modello autenticamente circolare persegue tre obiettivi tra loro connessi: contenere l’estrazione di materie prime vergini, evitare la formazione dei rifiuti e preservare il più a lungo possibile il valore economico e funzionale di beni e materiali. Ne consegue che il sistema di misurazione deve abbracciare l’intero ciclo di vita, dall’approvvigionamento alla progettazione, dall’utilizzo alla riparazione, fino al recupero e alla destinazione finale degli scarti.

Gli indicatori sui materiali

Il primo ambito di analisi attiene ai flussi di materiali in ingresso, considerati sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello della loro origine. Gli indicatori più significativi possono essere così sintetizzati.

Una cautela metodologica merita particolare attenzione: gli indicatori espressi in termini percentuali devono sempre essere affiancati dai corrispondenti valori assoluti. È infatti possibile che un’impresa accresca la quota di materiale riciclato e, nello stesso periodo, aumenti il proprio fabbisogno complessivo di risorse, con un saldo ambientale netto peggiorativo.

Prevenzione e gestione dei rifiuti

La quantità complessiva di rifiuti prodotti resta un dato essenziale, ma acquista significato solo se disaggregata per tipologia, per grado di pericolosità e per destinazione finale. Occorre, in particolare, mantenere distinti i diversi livelli della gerarchia europea dei rifiuti, a ciascuno dei quali può essere associato un indicatore specifico.

In ordine decrescente di preferibilità, i livelli della gerarchia e i relativi indicatori di riferimento sono i seguenti:

  1. Prevenzione – chilogrammi di rifiuti generati per unità prodotta;
  2. Preparazione per il riutilizzo – percentuale di rifiuti avviata a riutilizzo;
  3. Riciclo – tasso di riciclo, espresso in percentuale;
  4. Altre forme di recupero, tra cui quello energetico – percentuale destinata a recupero energetico;
  5. Smaltimento – tonnellate conferite in discarica.

Il riciclo interviene su un materiale che è già divenuto rifiuto; la prevenzione, al contrario, ne impedisce la formazione e occupa per questo il vertice della gerarchia. Un sistema di indicatori equilibrato dovrebbe pertanto valorizzare in primo luogo la riduzione all’origine e, solo in via subordinata, le prestazioni di recupero.

Durata, riparabilità e riutilizzo dei prodotti

La circolarità si esprime anche nella capacità di un bene di mantenere nel tempo la propria funzione. Per i prodotti durevoli assumono rilievo indicatori quali la vita utile media, il periodo di disponibilità delle parti di ricambio, il tasso di interventi di riparazione e la percentuale di componenti recuperabili a fine vita.

Nei modelli di business fondati sull’erogazione di un servizio anziché sulla vendita del bene, il focus si sposta sull’intensità d’uso. In questi casi risultano significativi il numero medio di cicli di utilizzo per prodotto, il tasso di rientro dei beni al termine del contratto e la quota di prodotti rigenerati e reimmessi sul mercato.

Come evitare indicatori fuorvianti 

Nessun indicatore, considerato isolatamente, è in grado di restituire un quadro attendibile. L’alleggerimento di un imballaggio, ad esempio, costituisce un miglioramento solo se non comporta un incremento delle perdite di prodotto durante il trasporto né una riduzione della riciclabilità del materiale. 

Al fine di garantire l’affidabilità del sistema di misurazione, appare opportuno: 

  • distinguere in modo esplicito i dati rilevati dalle stime; 
  • definire con chiarezza il perimetro di rendicontazione (siti, linee di prodotto, società del gruppo); 
  • mantenere stabile l’anno di riferimento, motivando eventuali ricalcoli; 
  • collegare ciascun indicatore a decisioni gestionali concrete, evitando che esso assolva a una funzione meramente comunicativa. 

Il quadro di riferimento europeo

A livello europeo, il principale riferimento è il quadro di monitoraggio dell’economia circolare curato da Eurostat. Adottato per la prima volta nel gennaio 2018 con dieci indicatori, è stato rivisto nel 2023 e articola oggi undici indicatori in cinque dimensioni:

  1. produzione e consumo;
  2. gestione dei rifiuti;
  3. materie prime seconde;
  4. competitività e innovazione;
  5. sostenibilità globale e resilienza.

La revisione ha introdotto, tra gli altri, l’impronta materiale, la produttività delle risorse, l’impronta dei consumi e la dipendenza dalle importazioni di materiali. Tra gli indicatori di sintesi figura, inoltre, il tasso di utilizzo circolare dei materiali, che misura il contributo dei materiali recuperati alla domanda complessiva dell’economia.

Per le imprese, tale impianto rappresenta una griglia di lettura utile, ma non direttamente trasponibile: gli indicatori macroeconomici vanno selezionati e adattati ai processi, ai prodotti e alla catena del valore della singola organizzazione.

Considerazioni conclusive

Un sistema di indicatori efficace non si misura dal numero di metriche, bensì dalla loro pertinenza. È preferibile individuare un insieme contenuto di indicatori, rilevanti rispetto ai principali flussi di materiali e verificabili nel tempo, piuttosto che disperdere l’attenzione su un elenco esteso e poco governabile.

In sintesi, la percentuale di riciclo rappresenta solo una componente della circolarità; valori assoluti e relativi sono entrambi necessari, i primi per cogliere l’impatto complessivo, i secondi per consentire confronti tra periodi e linee produttive. Soltanto un approccio integrato, che consideri prevenzione, materiali, durata e fine vita, consente di trasformare la misurazione in uno strumento di governo dell’impresa e di rendicontazione credibile verso il mercato.

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