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Delisting a Piazza Affari: il boom di OPA e fondi riaccende il dibattito sul futuro della Borsa Italiana
Il crescente numero di delisting a Piazza Affari torna al centro del dibattito finanziario italiano e solleva una domanda sempre più urgente: la Borsa Italiana riesce ancora a rappresentare uno strumento efficace di crescita per le PMI quotate? Negli ultimi mesi, diverse società di piccola e media capitalizzazione hanno lasciato o si preparano a lasciare il listino, spesso a seguito di OPA promosse da fondi di private equity, investitori industriali o soggetti finanziari interessati a rilevare aziende con fondamentali solidi ma valutazioni di mercato considerate penalizzanti. Il fenomeno riguarda in particolare Euronext Growth Milan e il segmento delle small cap, dove liquidità ridotta, flottanti contenuti e multipli compressi rendono molte imprese appetibili per operazioni di acquisizione e successivo ritiro dalla quotazione.
Secondo le analisi riportate nel dibattito, negli ultimi anni il numero delle società uscite dalla Borsa ha superato quello delle nuove quotazioni in diversi periodi, contribuendo a ridurre progressivamente la rappresentatività del mercato azionario italiano. Un dato particolarmente significativo riguarda Euronext Growth Milan, che ospita oltre 200 società ma continua a registrare livelli di liquidità inferiori rispetto ad altri mercati europei dedicati alle PMI.
Il tema è stato rilanciato da un recente approfondimento di BeBeez, nel quale Simone Strocchi, fondatore e CEO di Electa Ventures, e Guglielmo Manetti, CEO di Intermonte, hanno evidenziato il rischio di un progressivo impoverimento del mercato azionario italiano. Al centro della riflessione c’è un paradosso: proprio in una fase in cui il costo del debito è aumentato e il capitale di rischio dovrebbe assumere un ruolo più strategico, molte aziende scelgono di uscire dalla Borsa anziché utilizzarla come piattaforma per finanziare crescita, acquisizioni e piani industriali di lungo periodo.
Tra i casi più recenti citati nel dibattito figurano operazioni come Digital Value, Reway Group, ALA, Spindox, ELES e Health Italia, mentre nel 2025 il mercato aveva già visto delisting rilevanti come quelli di Bialetti, Piovan e Alkemy. Il punto non è soltanto il numero delle società che lasciano Piazza Affari, ma l’impatto che questa tendenza può avere sull’intero ecosistema finanziario nazionale. Quando una PMI quotata tratta stabilmente a sconto rispetto ai propri risultati, l’imprenditore può iniziare a percepire la quotazione più come un costo che come un’opportunità: obblighi di trasparenza, governance, volatilità del titolo e scarsa attenzione da parte degli investitori istituzionali finiscono così per pesare più dei benefici attesi.
In questo contesto, l’arrivo di un fondo o di un investitore industriale può apparire come una soluzione immediata, capace di offrire liquidità agli azionisti e una nuova prospettiva di sviluppo alla società. Tuttavia, il ricorso frequente al delisting può generare effetti collaterali significativi. In alcuni casi, l’operazione viene finanziata con nuovo debito, che non serve direttamente a sostenere investimenti industriali ma a coprire il costo dell’acquisizione. In altri, l’ingresso del private equity può aprire la strada a una futura cessione a gruppi internazionali, con il rischio che nel tempo si spostino fuori dall’Italia anche centri decisionali, governance e strategie di investimento.
La questione, quindi, non riguarda solo la finanza, ma anche la competitività del sistema produttivo italiano e la capacità del mercato dei capitali di accompagnare le migliori imprese nazionali senza costringerle a scegliere tra crescita e uscita dal listino. Una possibile alternativa è rappresentata da modelli di investimento più pazienti, capaci di applicare logiche tipiche del private equity senza necessariamente ritirare le aziende dalla Borsa. Strumenti come i PIPE, gli aumenti di capitale riservati o operazioni costruite insieme agli imprenditori possono consentire di rafforzare le società quotate, sostenere percorsi di M&A e migliorare la struttura azionaria senza privare il mercato del valore futuro creato dall’impresa.
Per Piazza Affari, la sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: recuperare attrattività agli occhi delle PMI, aumentare la profondità del mercato, favorire una maggiore presenza di investitori di lungo periodo e dimostrare che la quotazione può ancora essere un’infrastruttura strategica per convogliare il risparmio verso l’economia reale. Se il trend dei delisting dovesse proseguire senza correttivi, il rischio sarebbe quello di una Borsa sempre meno rappresentativa del tessuto imprenditoriale italiano, con meno opportunità per gli investitori e meno strumenti per le aziende che vogliono crescere mantenendo radici, governance e capacità decisionale nel Paese.
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Fonte: elaborazione su dati e analisi pubblicati da BeBeez nell’articolo “Delisting boom a Piazza Affari tra fondi e OPA: Electa Ventures e Intermonte, così rischiamo di desertificare la Borsa italiana”, disponibile su https://bebeez.it/insight-views/delisting-boom-a-piazza-affari-tra-fondi-e-opa-electa-ventures-e-intermonte-cosi-rischiamo-di-desertificare-la-borsa-italiana/ .
