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La nomina e il ruolo del Responsabile Safeguarding nelle ASD

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La riforma dello sport ha introdotto, anche per le associazioni sportive dilettantistiche, un sistema più strutturato di prevenzione e contrasto ad abusi, violenze e discriminazioni. In questo quadro si inserisce la figura del Responsabile Safeguarding, chiamato a presidiare l’effettiva tutela dei tesserati, con particolare attenzione ai minori, agli atleti vulnerabili e a tutte le situazioni in cui possano emergere condotte discriminatorie, moleste o abusive.

Il riferimento principale è l’art. 16 del D.Lgs. 39/2021, che impone agli organismi sportivi di predisporre linee guida per i modelli organizzativi e di controllo dell’attività sportiva e per i codici di condotta a tutela dei minori e per la prevenzione di molestie, violenza di genere e discriminazioni.

A tale previsione si affianca l’art. 33, comma 6, del D.Lgs. 36/2021, che prevede la designazione di un responsabile della protezione dei minori, finalizzata anche alla lotta contro ogni forma di abuso e violenza e alla tutela dell’integrità fisica e morale dei giovani sportivi.

La Delibera CONI n. 255 del 25 luglio 2023 ha poi definito il sistema di safeguarding nello sport, introducendo per associazioni e società sportive affiliate l’obbligo di nominare un Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni. La stessa impostazione collega tale figura al responsabile della protezione dei minori previsto dal D.Lgs. 36/2021.

Le ASD affiliate a Federazioni Sportive Nazionali, Discipline Sportive Associate o Enti di Promozione Sportiva devono nominare un Responsabile Safeguarding. La nomina è parte integrante del sistema di prevenzione che comprende anche il Modello organizzativo e di controllo dell’attività sportiva, spesso indicato come MOG o MOCAS, e il relativo Codice di condotta.

La scadenza originariamente indicata per la nomina era il 1° luglio 2024, ma numerose comunicazioni federali e associative hanno dato conto della proroga al 31 dicembre 2024. In ogni caso, nel 2026 l’obbligo deve considerarsi pienamente operativo per le ASD interessate.

La nomina deve essere deliberata dall’organo amministrativo dell’associazione, normalmente il Consiglio Direttivo, e deve risultare da apposito verbale. È opportuno che la delibera indichi almeno: nome del soggetto nominato, durata dell’incarico, funzioni attribuite, autonomia operativa, canali di segnalazione e modalità di pubblicizzazione della nomina.

Il Responsabile Safeguarding può essere scelto tra soggetti interni o esterni all’ASD, purché sia in grado di svolgere l’incarico con autonomia, indipendenza e competenza. Le fonti federali e la prassi applicativa sottolineano l’esigenza che il soggetto nominato non sia una figura meramente formale, ma una persona effettivamente capace di ricevere segnalazioni, valutarle, attivare le procedure interne e interfacciarsi con gli organi sportivi competenti.

Nella scelta, l’ASD dovrebbe valutare attentamente eventuali conflitti di interesse. È preferibile evitare che il ruolo sia affidato a chi, per posizione tecnica, gestionale o familiare, possa trovarsi frequentemente coinvolto nelle situazioni da controllare. Ad esempio, in una piccola ASD non è sempre vietato nominare un dirigente interno, ma occorre assicurare che egli possa agire senza pressioni e senza interferenze.

Una procedura corretta può articolarsi in questi passaggi:

  1. Verifica delle linee guida dell’ente affiliante
    L’ASD deve controllare le indicazioni della propria Federazione, Disciplina Associata o Ente di Promozione Sportiva, perché i modelli e le procedure possono variare in base all’ordinamento sportivo di appartenenza.
  2. Individuazione del candidato
    Il Consiglio Direttivo sceglie una persona idonea per competenza, affidabilità, indipendenza e disponibilità operativa.
  3. Delibera del Consiglio Direttivo
    La nomina deve essere formalizzata in un verbale. Il verbale dovrebbe richiamare la normativa di riferimento, le linee guida applicabili e il modello safeguarding adottato dall’associazione.
  4. Accettazione dell’incarico
    È opportuno far sottoscrivere al Responsabile una dichiarazione di accettazione, riservatezza, assenza di conflitti di interesse e impegno al rispetto delle procedure interne.
  5. Pubblicazione della nomina
    La nomina deve essere resa conoscibile ai tesserati, ad esempio tramite sito web, bacheca sociale, comunicazione email o informativa consegnata agli atleti e alle famiglie. Le indicazioni CONI richiamano l’esigenza di dare adeguata pubblicità alla nomina e di comunicarla al responsabile federale delle politiche di safeguarding.
  6. Comunicazione all’ente affiliante
    L’ASD deve comunicare la nomina secondo le modalità previste dalla Federazione o dall’Ente di Promozione Sportiva di riferimento, anche in sede di affiliazione o riaffiliazione, ove richiesto.

Il Responsabile Safeguarding ha il compito di prevenire e contrastare abusi, violenze e discriminazioni, garantendo la tutela dell’integrità fisica e morale degli sportivi. Non è una figura simbolica, ma un presidio operativo interno all’associazione.

Tra le sue principali funzioni rientrano:

  • ricevere segnalazioni relative a presunti abusi, molestie, violenze, discriminazioni o comportamenti contrari al codice di condotta;
  • garantire riservatezza e protezione del segnalante;
  • valutare preliminarmente le segnalazioni ricevute;
  • attivare le procedure previste dal modello organizzativo dell’ASD;
  • dialogare con il Consiglio Direttivo, con i tecnici e con i dirigenti, nel rispetto della riservatezza;
  • proporre misure preventive, formative e correttive;
  • interfacciarsi, ove necessario, con il Safeguarding Officer federale o dell’ente affiliante;
  • monitorare l’effettiva applicazione del modello e del codice di condotta.

Il Responsabile non sostituisce gli organi di giustizia sportiva, né le autorità pubbliche competenti. In presenza di fatti gravi o potenzialmente rilevanti sul piano penale, l’ASD deve agire con particolare prudenza, attivando i canali previsti dalla normativa sportiva e, quando necessario, rivolgendosi alle autorità competenti.

La nomina del Responsabile Safeguarding deve essere coordinata con il Modello organizzativo e di controllo dell’attività sportiva. Il modello deve indicare le procedure di prevenzione, segnalazione, gestione dei rischi e tutela dei tesserati. Deve inoltre prevedere funzioni, responsabilità e modalità operative del Responsabile.

Il Codice di condotta, invece, stabilisce le regole comportamentali che devono essere rispettate da dirigenti, tecnici, atleti, collaboratori, volontari e, per quanto compatibile, famiglie e accompagnatori. Il Responsabile Safeguarding vigila sull’applicazione concreta di tali regole e può proporre aggiornamenti quando emergano criticità.

Per essere efficace, il Responsabile deve disporre di un grado adeguato di autonomia. Ciò significa che deve poter ricevere segnalazioni senza filtri impropri, accedere alle informazioni necessarie, proporre interventi e interloquire con gli organi associativi e sportivi competenti. La documentazione CONI evidenzia l’importanza di autonomia, competenza e indipendenza del ruolo.

La riservatezza è altrettanto essenziale. Le segnalazioni in materia di safeguarding possono riguardare minori, dati sensibili, condizioni personali e fatti potenzialmente gravi. L’ASD deve quindi predisporre canali di comunicazione sicuri, ad esempio un indirizzo email dedicato, e regole chiare sul trattamento delle informazioni.

È inoltre consigliabile che il Responsabile partecipi a percorsi formativi specifici, anche promossi da Federazioni, Enti di Promozione Sportiva o organismi qualificati. La formazione aiuta a riconoscere segnali di rischio, gestire correttamente le segnalazioni e prevenire errori procedurali.

La responsabilità della nomina resta in capo all’ASD e, in concreto, al suo organo amministrativo. Una nomina inadeguata, solo formale o priva di effettiva operatività può esporre l’associazione a contestazioni interne, sanzioni sportive e problemi in sede di affiliazione o riaffiliazione. Le linee CONI e federali collegano infatti l’adozione dei modelli e dei codici di condotta al rispetto degli obblighi dell’ordinamento sportivo.

Per questo motivo, la nomina del Responsabile Safeguarding non dovrebbe essere trattata come un semplice adempimento burocratico. Essa rappresenta una parte fondamentale della governance associativa e della tutela degli atleti.

Per le ASD, il safeguarding è oggi un obbligo organizzativo e culturale. La nomina del Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni costituisce il punto di raccordo tra normativa, modello organizzativo, codice di condotta e tutela quotidiana dei tesserati.

Una nomina corretta richiede una delibera formale, la scelta di un soggetto competente e autonomo, la pubblicazione della designazione, la comunicazione all’ente affiliante e l’inserimento della figura nel modello organizzativo dell’associazione. Solo così il Responsabile Safeguarding può svolgere realmente la propria funzione: prevenire i rischi, ascoltare le segnalazioni, proteggere gli sportivi e contribuire a un ambiente sano, sicuro e rispettoso.

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