Nuove risorse per sostenere la crescita delle startup tecnologiche lombarde. Regione Lombardia e 360 Capital…

VENTURE CAPITAL IN ITALIA: RACCOLTI OLTRE 643 MILIONI NEI PRIMI MESI DEL 2026
I capitali investiti nelle startup italiane crescono dell’82% rispetto al 2025, mentre diminuisce il numero dei round. Il mercato diventa più selettivo, con operazioni più grandi e una forte attenzione verso intelligenza artificiale, software B2B e deeptech.
Il mercato italiano del venture capital apre il 2026 con una crescita significativa. Tra il 1° gennaio e il 6 giugno le startup italiane hanno raccolto complessivamente 643,43 milioni di euro attraverso 83 operazioni di finanziamento.
Nello stesso periodo del 2025 erano stati investiti 353,4 milioni di euro in 99 round. Il capitale raccolto è quindi aumentato dell’82,01%, mentre il numero delle operazioni è diminuito del 16,16%.
Il dato mostra un mercato più selettivo: meno finanziamenti, ma ticket mediamente più elevati e risorse concentrate sulle imprese con maggiori possibilità di crescita e internazionalizzazione.
Meno round, ma operazioni più grandi
La maggior parte dei finanziamenti si colloca nella fascia compresa tra uno e nove milioni di euro: 52 operazioni, pari al 62,7% del totale.
I round inferiori al milione sono stati 15, mentre 16 operazioni hanno raggiunto o superato i dieci milioni di euro.
A incidere maggiormente sulla raccolta sono stati alcuni maxi-round. Il principale è quello da 100 milioni di euro di Rent2cash, seguito dai 49,95 milioni raccolti da WeRoad, dai 47 milioni di Smartness, dai 43 milioni di Lexroom e dai 38 milioni di Niulinx.
Insieme, queste cinque operazioni rappresentano circa il 43% dei capitali complessivamente investiti.
Intelligenza artificiale e software B2B guidano il mercato
Il settore più rappresentato è quello dei software B2B potenziati dall’intelligenza artificiale, con 20 operazioni e una quota del 24,1% del totale.
Seguono il deeptech, con otto round, e medtech e fintech, con sette operazioni ciascuno. La cybersecurity conta cinque finanziamenti, mentre cleantech e robotica registrano quattro operazioni ciascuna.
La tendenza conferma l’interesse degli investitori verso tecnologie applicabili a problemi concreti delle imprese. Intelligenza artificiale, automazione e soluzioni verticali possono rappresentare ambiti nei quali l’Italia valorizza competenze scientifiche, cultura industriale e conoscenza delle filiere produttive.
Lombardia e Lazio concentrano gli investimenti
La distribuzione territoriale dei capitali resta molto concentrata.
La Lombardia guida la classifica con circa 393,5 milioni di euro, pari al 61,2% del totale. Il Lazio raggiunge circa 130 milioni, sostenuto soprattutto dall’operazione di Rent2cash.
Al terzo posto si trova il Trentino-Alto Adige, con circa 49,5 milioni di euro, seguito da Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Puglia.
Le prime tre regioni assorbono quasi il 90% della raccolta, confermando il ruolo centrale di Milano e dei principali poli finanziari e tecnologici italiani.
Nuovi fondi e capitali internazionali
Nei primi mesi del 2026 sono stati annunciati anche nuovi strumenti di investimento.
Azimut ha realizzato il primo closing da 70 milioni di euro del fondo Azimut Agrifood Mezzogiorno, dedicato allo sviluppo delle imprese agroalimentari del Sud Italia.
Ulixes e Lumen Ventures hanno invece lanciato Lumen II, fondo da 100 milioni focalizzato su fintech, insurtech, digital health e cybersecurity.
Cresce inoltre la presenza di investitori internazionali nelle operazioni italiane. L’ingresso di Airbnb nel capitale di WeRoad è un esempio della capacità di alcune aziende nate in Italia di attrarre partner globali e competere sui mercati esteri.
Il nodo delle exit
Nonostante l’aumento dei capitali, il numero delle exit resta limitato. Nel primo trimestre del 2026 ne sono state registrate soltanto sei.
Le acquisizioni e le quotazioni sono fondamentali perché permettono agli investitori di ottenere rendimenti e reinvestire nuove risorse nell’ecosistema. L’Italia deve quindi favorire una maggiore partecipazione delle grandi aziende, degli investitori istituzionali e del risparmio privato al mercato dell’innovazione.
Un ecosistema più maturo e selettivo
I dati del 2026 raccontano un mercato meno orientato alla crescita a ogni costo e più attento alla sostenibilità economica.
Per raccogliere capitali non basta più avere una tecnologia promettente. Diventano centrali la capacità di generare ricavi, la solidità del modello di business, la qualità del team e le prospettive di sviluppo internazionale.
I 643,43 milioni raccolti rappresentano quindi un segnale positivo, ma la vera sfida sarà trasformare l’aumento degli investimenti in una crescita strutturale. Serviranno più capitali nelle fasi iniziali, una maggiore diffusione territoriale e soprattutto più exit.
La maturità del venture capital italiano non dipenderà soltanto dalle somme raccolte, ma dalla capacità di trasformare startup promettenti in imprese solide, internazionali e competitive.
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Nota metodologica: i dati analizzati coprono il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 6 giugno 2026. Le informazioni sull’equity crowdfunding sono aggiornate al 31 maggio, mentre quelle sulle exit si riferiscono al primo trimestre del 2026.
