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CULTURA COME SOSTENIBILITA’. TUTTI NE PARLANO BENE MA POCHI METTONO IN PRATICA

TERZO SETTORE CHIAVE PER SALVARE IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO

La domanda retorica è: Può un Paese essere sostenibile se non investe moltissimo nel suo Patrimonio Culturale? Una ricchezza Storica, Artistica, Paesaggistica, Ambientale, presente sia in superficie ma anche molto nel sottosuolo, ne sanno qualcosa i cantieri della Metro a Roma. 

Ricchezza che, come i minerali preziosi e le materie prime, va estratta con fatica e tanti investimenti ma che poi rende il 1000% e nutre il benessere delle generazioni presenti e future. 

I migliori esperti estrattori di tale ricchezza sono le Organizzazioni #NonProfit che grazie anche alla riforma del Terzo settore #CTS, possono essere i perfetti alleati delle istituzioni in ottica anche di Partenariati Pubblico Privato #PPP. 

Ma quanto vale il nostro patrimonio? Ricordiamo che siamo il paese con più siti dichiarati dall’ #UNESCO patrimonio dell’umanità, del mondo, ben 54 e secondo la #RagioneriadelloStato per uno studio del 2016, analizzata dal #Sole24Ore, il valore del “patrimonio Culturale mobile” valeva circa 175 miliardi a cui aggiungere circa 45 miliardi di valore della parte immobile. E non venivano considerate diverse variabili importanti come il valore storico e la rendita anche in base al flusso di visite, per esempio, che farebbe aumentare di molto il valore. Il tema della valorizzazione è stato evidenziato in negativo dal caso Colosseo-Della Valle, sottostimando di moltissimo il patrimonio proprio per mancanza di una adeguata valutazione. 

Ma non intendo ora approfondire il tema economico o dei modelli gestionali piuttosto voglio evidenziare l’enormità dell’oceano di “petrolio verde” su cui “galleggia” l’Italia (Quasi a peso morto) e indicare nel #TerzoSettore la chiave, anzi lo strumento per “Estrarlo”. Soprattutto penso ai Borghi, alla Natura con la sua incredibile diversità racchiusa in pochissimo spazio, ai tanti siti e collezioni chiusi o abbandonati che invece il #TerzoSettore potrebbe valorizzare portando ricchezza a tutto il territorio come dimostra uno studio di alcuni anni fa della Fondazione Symbola che ha calcolato per ogni euro del settore culturale un ritorno di quasi il doppio. Nel Regno Unito addirittura si è calcolato che per ogni sterlina ricevuta in sussidi statali, i musei nazionali ne fanno guadagnare 3,5. Pensiamo anche che il ritorno degli asset culturali della Francia e del Regno unito che è tra 4 e 7 volte più grande di quello italiano (fonte PwC). 

 In questo ambito museale è illuminante il bellissimo libro “I MUSEI SALVERANNO IL MONDO” di @raffaelePiccilli e @GabrieleGranato, terzo volume degli stessi autori sul tema del #fundraising e #marketing per il patrimonio culturale italiano, in cui si afferma che i #Musei sono istituzioni, senza scopo di lucro, che incidono profondamente sul benessere sociale e quanto in Italia si utilizzino ancora poco, troppo poco, strumenti tipici del #TerzoSettore come il #fundraising. I musei, come ogni altro sito, parco o evento culturale, deve però essere sostenibile. Questo significa che nessuno e nemmeno lo Stato ci deve “lucrare” o peggio trascurarlo. Stato che appunto non investe sulla sua ricchezza principale, siamo al 23° posto sui 28 stati europei per investimenti sui servizi culturali in rapporto al PIL. Siamo al penultimo posto (dietro la Grecia) per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura, solo il 32% dei musei italiani usufruisce di contributi pubblici. Pertanto, i Comuni a loro volta investono ancor meno soprattutto al Sud. E non mi sembra che l’ultima legge di bilancio abbia invertito il trend. 

Un Bene è un dono e come ogni dono non ha valore se tenuto incartato, se non viene donato e aperto è solo una perdita, uno scarto. 

 

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