Negli ultimi anni il dibattito sulla sostenibilità si è concentrato principalmente su emissioni, energia, economia…

La sostenibilità è davvero un costo?
Negli ultimi anni la sensibilità ai temi della sostenibilità è entrata con sempre maggior forza nelle strategie aziendali, continua però ad essere percepita ancora da molte organizzazioni soprattutto come un costo senza valore aggiunto. Investimenti in miglioramenti energetici, attività di reporting, consulenze, certificazioni e adeguamenti normativi vengono infatti ancora troppo associati soltanto a nuovi costi e ad una maggiore complessità gestionale.
Se osserviamo bene, invece, un tale approccio si rivela semplicistico e riduttivo.
Infatti, mentre le spese legate ai percorsi ESG sono generalmente immediatamente e facilmente identificabili perché richiedono investimenti concreti. Molto meno evidenti risultano i costi derivanti dal non affrontare questi investimenti. Ed è proprio qui che si rivela importante effettuare un cambio di prospettiva.
Oggi le aziende combattono tutti i giorni con l’incremento dei costi per i consumi, le inefficienze operative, l’eccessivo turnover del personale, le difficoltà nella gestione della supply chain, le vulnerabilità reputazionali e l’incapacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti normativi che producono impatti economici sempre più rilevanti. Spesso, però, questi elementi vengono analizzati singolarmente e non come parte di un quadro più ampio legato alla sostenibilità e alla gestione del rischio.
Il tema ESG oggi, non riguarda soltanto reputazione, valori o conformità normativa aspetti magari di “compliance” ma non “core” per l’azienda. Si definisce invece, come strumento che porta un’organizzazione a riconoscere in anticipo le proprie fragilità operative e strutturali.
In molti casi le aziende hanno iniziato a investire in sostenibilità per motivazioni sempre più concrete: ridurre la dipendenza energetica, migliorare l’efficienza dei processi, attrarre competenze, rafforzare il rapporto con clienti e stakeholder o aumentare la resilienza della catena di fornitura. Ciò che inizialmente veniva percepito come un costo lo si hanno visto trasformarsi progressivamente in uno strumento di stabilità e competitività.
Naturalmente questo non significa che qualsiasi iniziativa ESG sia in grado di produrre automaticamente valore facilmente quantificabile in Conto Economico. Esiste infatti anche il rischio opposto: ossia quello di investire in attività poco rilevanti, scollegate dal business o guidate più dall’esigenza di “comunicare” che da obiettivi concreti. Il nodo centrale non è semplicemente “fare sostenibilità”, bensì capire dove la sostenibilità possa incidere realmente sul funzionamento dell’organizzazione.
La questione, quindi, non è stabilire se “fare” ESG rappresenti un costo. Ogni trasformazione aziendale richiede investimenti, cambiamenti organizzativi e nuove responsabilità. Il punto è capire come questi costi vengano valutati e rispetto a quali alternative.
Molte imprese continuano infatti a considerare la sostenibilità come una mera voce aggiuntiva, senza soffermarsi prima ad individuare come un investimento ESG possa incidere sui costi già presenti nei modelli operativi esistenti sprechi, rigidità organizzative, inefficienze o rischi non considerati e che emergeranno solo nel lungo periodo. In questo senso, gli investimenti in sostenibilità non dovrebbero causare nuovi problemi, ma rendere più visibili elementi che spesso erano già presenti.
Anche il contesto economico e normativo sta modificando rapidamente il modo in cui questi temi vengono percepiti. Energia, supply chain, accesso al credito, aspettative degli stakeholder e pressione regolatoria stanno rendendo sempre più difficile separare sostenibilità e gestione aziendale. Di conseguenza, molte decisioni che fino a pochi anni fa erano considerate esclusivamente operative stanno assumendo implicazioni strategiche molto più ampie.
La vera domanda da porsi oggi, probabilmente non è quanto costi la sostenibilità. È capire quanto possa costare ignorare determinati rischi e continuare a considerarli esterni alle decisioni aziendali.
Gli interventi in sostenibilità, in molti casi, non sono indice di QUANTO un’azienda decide di fare, bensì di QUELLO che decide di non vedere.
