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Rapporto Bes 2024: un benessere in chiaroscuro tra progressi lenti e profondi divari territoriali

La dodicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), presentata da Istat, offre una fotografia articolata della qualità della vita nel Paese. Il quadro che emerge è complesso: il benessere complessivo mostra segnali di miglioramento nel medio-lungo periodo, ma i progressi più recenti risultano deboli e disomogenei, con marcati squilibri territoriali e un posizionamento spesso sfavorevole nel confronto con l’Unione europea.

Il Bes, nato nel 2010, si fonda su 152 indicatori distribuiti in 12 domini (salute, istruzione, lavoro, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, innovazione/ricerca/creatività, qualità dei servizi) e rappresenta, ormai, il principale strumento nazionale “oltre il Pil” per misurare lo sviluppo di lungo periodo.

  1. Andamento generale degli indicatori

Considerando i 137 indicatori per i quali è possibile confrontare il valore con l’anno precedente, circa un terzo mostra un miglioramento significativo (47, pari al 34,3%), poco più di un quarto peggiora (36, 26,3%) e quasi il 40% rimane stabile (54 indicatori).

Il quadro per dominio è eterogeneo. Nel campo “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita” alcuni segnali sono positivi, ma convivono con tendenze negative: migliorano 7 indicatori su 13, mentre 5 peggiorano. Nella “Qualità dei servizi” si osserva una sostanziale polarizzazione: su 16 indicatori, 6 migliorano e 6 peggiorano, a conferma di un sistema di welfare e di servizi pubblici ancora diseguale e frammentato. Circa la metà degli indicatori di “Istruzione e formazione” registra un andamento favorevole, pur in presenza di criticità strutturali. Al contrario, i domini “Sicurezza” e “Politica e istituzioni” mostrano la quota più elevata di indicatori in peggioramento nell’ultimo anno.

Se si allarga lo sguardo al decennio 2014-2024, il bilancio migliora: oltre la metà degli indicatori mostra una tendenza positiva (70 su 128), solo 16 peggiorano in modo sistematico. Migliorano tutti gli indicatori di “Sicurezza” e più di tre quarti di quelli relativi a “Innovazione, ricerca e creatività”, “Politica e istituzioni” e “Benessere soggettivo”, mentre il dominio “Relazioni sociali” è quello che registra la maggior quota di indicatori in deterioramento.

  1. Divari territoriali e disuguaglianze sociali

Uno degli elementi più evidenti del Rapporto è la persistenza di forti divari territoriali. Nelle regioni del Nord e del Centro (con la sola eccezione del Lazio), almeno il 60% dei 134 indicatori regionali analizzati presenta valori migliori della media nazionale; le Province autonome di Trento e Bolzano, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia superano la soglia del 70%. Nel Mezzogiorno, invece, la situazione si inverte: in quasi tutte le regioni la maggioranza degli indicatori è peggiore del dato Italia, con Campania e Puglia che registrano valori inferiori alla media nazionale per oltre sette indicatori su dieci.

Le differenze non si esauriscono nella tradizionale frattura Nord-Sud. Per molti domini – in particolare salute, istruzione, lavoro, benessere economico, relazioni sociali e qualità dei servizi – si delinea un’Italia di fatto “tripartita”: regioni del Centro-Nord complessivamente avvantaggiate, regioni meridionali strutturalmente in ritardo, e alcune aree intermedie con profili misti. Nel dominio “Sicurezza”, inoltre, risultano penalizzati proprio i contesti metropolitani più grandi, come Lazio, Lombardia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana.

Il Rapporto insiste, inoltre, su una lettura intersezionale delle disuguaglianze, analizzando congiuntamente titolo di studio, territorio di residenza, genere e classe di età. Le persone con livelli di istruzione più bassi, che vivono nel Mezzogiorno e appartengono alle fasce d’età estreme, risultano sistematicamente svantaggiate in molte dimensioni del benessere, dalla salute alla partecipazione sociale, dalla condizione occupazionale al rischio di povertà.

  1. L’Italia nel confronto europeo

Il confronto con l’Unione europea restituisce un quadro in chiaroscuro. Per i 39 indicatori Bes comparabili, l’Italia mostra valori peggiori della media Ue27 in 18 casi e risultati migliori in 11.

Le criticità più marcate riguardano:

  • Mercato del lavoro: il tasso di occupazione della popolazione 20-64 anni si attesta al 67,1%, circa 8,7 punti sotto la media Ue27. Il divario cresce se si considerano le donne (57,4% in Italia contro il 70,8% europeo). Particolarmente elevata è la quota di lavoro part-time involontario (8,5% rispetto al 3,2% Ue27), con un differenziale ancora più ampio per le lavoratrici (13,7% contro 4,8%).
  • Istruzione: solo il 31,6% dei giovani tra 25 e 34 anni è laureato, a fronte di un 44,1% nell’Ue27; il 66,7% delle persone tra 25 e 64 anni possiede almeno il diploma di scuola secondaria di secondo grado, contro l’80,5% della media europea.
  • Innovazione e ricerca: la spesa per ricerca e sviluppo si ferma all’1,37% del Pil, significativamente al di sotto del 2,22% Ue27, e la quota di lavoratori altamente qualificati nelle professioni scientifico-tecnologiche è inferiore di oltre 7 punti percentuali alla media europea.

Nel dominio del benessere economico, il rischio di povertà riguarda il 18,9% della popolazione, contro il 16,2% dell’Ue27, e la disuguaglianza del reddito risulta più elevata. Tuttavia, l’Italia presenta un vantaggio sul fronte del sovraccarico del costo dell’abitazione e di alcuni indicatori di deprivazione materiale e sociale.

Più favorevole è il quadro per salute e sicurezza: la mortalità evitabile è inferiore alla media europea, la speranza di vita è di oltre 83 anni e il tasso di omicidi si colloca tra i più bassi dell’Ue.

  1. Salute: alta longevità, ma salute percepita in calo

Il dominio Salute mostra risultati complessivamente positivi in termini “oggettivi”: si riducono la mortalità infantile, quella per tumori e la mortalità evitabile nella popolazione 0-74 anni; la speranza di vita alla nascita è tra le più elevate in Europa.

Accanto a questi progressi, emergono però segnali di criticità:

  • la speranza di vita in buona salute si ferma a poco più di 58 anni, con un divario di genere a sfavore delle donne;
  • la quota di persone in eccesso di peso raggiunge circa il 45% della popolazione adulta, mentre la percentuale di obesi cresce nell’ultimo decennio;
  • la quota di fumatori si mantiene elevata, intorno a un quinto della popolazione, con un aumento rispetto al periodo pre-pandemico, soprattutto tra le donne.

Ne risulta un sistema sanitario che, pur garantendo buone performance complessive, si confronta con fattori di rischio cronici e con una domanda di prevenzione ancora insufficiente.

  1. Istruzione e formazione: lenti progressi e disuguaglianze persistenti

Nel dominio Istruzione e formazione si registrano alcuni avanzamenti:

  • la frequenza di nidi e servizi per la prima infanzia (0-2 anni) raggiunge in media il 35,2% nel triennio 2022-2024, con regioni come Sardegna ed Emilia-Romagna già oltre il target europeo del 45%;
  • la quota di laureati tra i 25-34enni sale al 31,6%;
  • la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano (Neet) scende al 15,2% nella fascia 15-29 anni, in calo rispetto ai picchi precedenti;
  • l’abbandono scolastico precoce (18-24 anni) si avvicina all’obiettivo europeo, collocandosi attorno al 9,8%.

Permangono tuttavia criticità significative:

  • oltre quattro studenti su dieci al termine della scuola secondaria di primo grado non raggiungono livelli adeguati in italiano e matematica, con performance particolarmente deboli in alcune regioni meridionali;
  • l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia è ancora fortemente condizionato dalla condizione socio-economica e occupazionale delle famiglie;
  • il divario formativo con la media Ue rimane ampio, soprattutto sul fronte del conseguimento di titoli universitari.
  1. Lavoro e benessere economico: più occupazione, povertà stabile

Il dominio Lavoro e conciliazione dei tempi di vita mostra un incremento del tasso di occupazione, giunto – come ricordato – al 67,1% tra i 20 e i 64 anni. Diminuiscono sia la mancata partecipazione al lavoro sia il part-time involontario, quest’ultimo all’8,5%, pur restando particolarmente diffuso tra le donne.

Alcuni aspetti meritano attenzione:

  • la quota di lavoratori a termine di lunga durata aumenta e le transizioni da contratti temporanei a contratti stabili risultano più rare rispetto al passato, specialmente nel Mezzogiorno;
  • il lavoro irregolare rimane concentrato nelle regioni meridionali;
  • la conciliazione tra vita lavorativa e familiare continua a gravare più sulle donne, sebbene si registri un lieve miglioramento dei tassi di occupazione delle madri con figli in età prescolare.

Sul piano del benessere economico, il reddito disponibile lordo pro capite cresce del 2,7% nel 2024 in un contesto di inflazione in rallentamento (1%), e l’indice di disuguaglianza del reddito netto si riduce nel lungo periodo (rapporto tra il quinto più ricco e il quinto più povero da 5,8 a 5,5). Contestualmente, il sovraccarico del costo dell’abitazione scende al 5,1% della popolazione, quasi dimezzandosi rispetto al 2014.

Nonostante questi segnali positivi, l’incidenza della povertà assoluta rimane su livelli storicamente elevati, attorno al 9,8%, senza miglioramenti apprezzabili negli ultimi anni, e il rischio di povertà complessivo resta superiore alla media europea.

  1. Ambiente, innovazione e qualità dei servizi

Nel dominio Ambiente emergono dinamiche contrastanti. Da un lato, le emissioni pro capite di gas serra scendono a circa 6,8 tonnellate di CO₂ equivalente per abitante, il valore più basso degli ultimi 15 anni, e la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili raggiunge quasi il 37% del consumo interno lordo. Diminuisce anche il conferimento in discarica, avvicinando l’Italia ai target europei. Dall’altro lato, aumentano il consumo di suolo e la produzione di rifiuti pro capite, segnalando l’urgenza di politiche di uso sostenibile del territorio e di economia circolare più incisive.

Nel dominio Innovazione, ricerca e creatività cresce la quota di lavoratori della conoscenza e più della metà delle imprese di maggiore dimensione dichiara attività innovative; l’uso regolare di Internet coinvolge oltre l’80% della popolazione sopra gli 11 anni. Tuttavia, persiste un divario digitale legato all’età, al territorio e al livello di istruzione, che limita le opportunità di piena partecipazione sociale e lavorativa.

Quanto alla Qualità dei servizi, si registrano progressi nell’assistenza domiciliare e nei servizi per gli anziani, ma aumenta la quota di persone che rinuncia a visite specialistiche o esami per motivi economici o per liste d’attesa eccessive. Permangono differenze territoriali rilevanti nell’erogazione di servizi essenziali come acqua ed energia elettrica, con condizioni peggiori nelle regioni del Mezzogiorno.

  1. Implicazioni per le politiche pubbliche e per l’Agenda 2030

Il Rapporto Bes 2024 conferma la necessità di assumere il benessere equo e sostenibile come bussola effettiva delle politiche pubbliche e non come mero esercizio di misurazione statistica.

Alcune priorità appaiono particolarmente urgenti:

  1. Ridurre i divari territoriali
    È indispensabile rafforzare il ruolo di politiche di coesione, investimenti infrastrutturali e servizi di base nei territori più fragili, con particolare attenzione al Mezzogiorno, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e con le opportunità offerte dal PNRR.
  2. Investire su istruzione, ricerca e innovazione
    Il ritardo rispetto alla media europea in questi ambiti compromette non solo la competitività economica, ma anche la capacità del Paese di generare inclusione sociale, mobilità intergenerazionale e partecipazione democratica.
  3. Promuovere lavoro di qualità e contrasto alla povertà
    La crescita dell’occupazione deve accompagnarsi a una riduzione della precarietà di lungo periodo, del lavoro irregolare e delle disuguaglianze retributive e di genere. Parallelamente, occorrono strumenti redistributivi stabili e mirati per riportare l’incidenza della povertà assoluta su livelli più contenuti.
  4. Rafforzare la sostenibilità ambientale e la resilienza dei servizi
    I progressi sulle rinnovabili e sulle emissioni non possono essere vanificati dal consumo di suolo e dall’aumento dei rifiuti. È necessario integrare le politiche climatiche con quelle urbane, di mobilità, di gestione dei rifiuti e di tutela del territorio, garantendo al contempo servizi sanitari e sociali accessibili e omogenei sul territorio.

Il Bes 2024 restituisce l’immagine di un’Italia in equilibrio instabile: più sicura, più longeva e mediamente più istruita di dieci anni fa, ma ancora segnata da disuguaglianze profonde, ritardi strutturali in lavoro, istruzione e innovazione, e da un dualismo territoriale che mette in discussione la coesione sociale del Paese.

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