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Esodati transizione 5.0: ancora tanti dubbi

Bandi
1. BANDO PROMOSSI 2023
2. REGIONE LAZIO. Investimento 2.3. “Innovazione e Meccanizzazione nel Settore Agricolo e Alimentare” Sottomisura “Ammodernamento macchine agricole.”
3. Regione Emila Romagna- Bando per il sostegno allo sviluppo delle Startup Innovative
4. Contributi ai Comuni per interventi finalizzati alla tutela e al recupero degli insediamenti urbani storici.
5. Regione Lombardia Lancia il Bando “Transizione Digitale delle Imprese Lombarde” con Contributi Fino a 100.000 Euro
6. Nuove agevolazioni per la transizione ecologica e digitale delle PMI nel settore moda, tessile e accessori
7. BANDO “SPORT è SALUTE”
8. Regione Lazio: al via il sostegno agli investimenti per le Comunità Energetiche Rinnovabili
9. Regione Siciliana – Bando Imprese Turistiche
10. SIMEST – Competitività delle imprese e filiere italiane in America centrale o meridionale
11. BANDO BRAVE ACTIONS FOR A BETTER WORLD 2024-2025
12. Sport e Periferie 2025: 110 milioni per rinnovare e costruire impianti sportivi
13. Regione Lazio: presentata la nuova strategia sul Venture Capital
14. BANDO A.R.I.A.: UN SOSTEGNO CONCRETO ALLA PREVENZIONE INCENDI NEI COMUNI MONTANI DEL LAZIO
15. Esodati transizione 5.0: ancora tanti dubbi
16. Bando Facility Parco Agrisolare

A partire dal 30 gennaio 2026 ore 12:00, le imprese che dopo il 6 novembre 2025 hanno presentato istanze risultate tecnicamente ammissibili possono tornare sulla piattaforma del GSE per inviare le comunicazioni di conferma e di completamento dei progetti. È un passaggio atteso da mesi, che segna il momento in cui molte aziende provano a trasformare in credito d’imposta investimenti già pianificati o addirittura già realizzati. Il Gestore dei Servizi Energetici ha però messo subito in chiaro un punto fondamentale: il semplice avanzamento delle pratiche non equivale in alcun modo alla certezza di ottenere l’agevolazione. Il meccanismo resta vincolato al tetto di spesa complessivo e, quindi, alla disponibilità residua delle risorse.

Il vero spartiacque di tutta la vicenda resta il 6 novembre 2025, giorno in cui il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato ufficialmente l’esaurimento dei fondi disponibili per la misura. Nonostante ciò, alle imprese è stato comunque consentito di continuare a presentare le domande fino al 31 dicembre 2025, con la garanzia di una protocollazione formale delle istanze, poi confluite in questo nuovo passaggio operativo. Successivamente il decreto Transizione 5.0, convertito nella legge 4 del 2026, ha ridisegnato il quadro normativo, confermando però un elemento strutturale: le risorse sono limitate e non tutte le domande, anche se corrette e complete, potranno essere soddisfatte.

In questo contesto diventa decisiva la scadenza del 28 febbraio 2026. Entro quella data le imprese devono trasmettere la comunicazione di completamento del progetto, corredata dalla certificazione ex post, che rappresenta l’ultimo tassello della procedura articolata in tre fasi: prima la comunicazione preventiva con la stima del risparmio energetico, poi la conferma con il pagamento di almeno il 20% dell’investimento e infine, appunto, la chiusura formale dell’intervento. Solo dopo questo passaggio si potrà capire, concretamente, chi riuscirà ad entrare nel perimetro del beneficio e chi invece resterà escluso per esaurimento dei fondi.

Tuttavia, la fase operativa si apre con tre problemi rilevanti, che incidono in modo diretto sulle decisioni aziendali e sulla sostenibilità finanziaria degli interventi.

Primo nodo: i costi della perizia senza garanzia di accesso al credito.
Per completare la procedura è richiesta la certificazione ex post, con conseguente necessità di sostenere una perizia e i relativi oneri professionali. Il punto critico è che tale costo viene anticipato in assenza di certezza sul riconoscimento del credito d’imposta: anche un progetto tecnicamente corretto può non essere finanziato per semplice insufficienza di risorse. In altri termini, alle imprese viene chiesto di affrontare un adempimento oneroso e determinante prima di conoscere l’esito reale dell’agevolazione, con un evidente problema di rischio economico e di pianificazione.

Secondo nodo: lo “scivolamento” nel 4.0 comporta una riduzione significativa dell’agevolazione.
A complicare ulteriormente il quadro c’è il tema del divieto di cumulo con Transizione 4.0. La norma ha chiarito in modo definitivo che per gli stessi beni non è possibile utilizzare entrambe le agevolazioni e che le imprese che avevano presentato domanda su entrambi i fronti hanno dovuto scegliere. È stato però previsto un meccanismo di salvaguardia: se un’impresa opta per il 5.0 ma poi non ottiene il credito per mancanza di risorse, può provare a “ripiegare” sul credito d’imposta 4.0, sempre che ci siano ancora fondi disponibili. Questa possibilità, tuttavia, comporta alcune criticità: l’aliquota del 5.0 può arrivare fino al 45%, mentre nel 4.0 l’intensità del beneficio si riduce sensibilmente, attestandosi intorno al 20%. Ne deriva un effetto pratico molto chiaro: investimenti concepiti e dimensionati sulla base della leva fiscale del 5.0 rischiano di essere “riclassificati” su un incentivo meno generoso, con impatto immediato sui conti economici e sul ritorno atteso.

Terzo nodo: non è chiaro come comunicare l’accesso al 4.0 dopo una domanda iniziale per il 5.0.
Il meccanismo di salvaguardia presuppone un passaggio dal 5.0 al 4.0 in caso di mancato riconoscimento del credito per esaurimento fondi. Tuttavia, resta un’area di incertezza operativa: in che modo le imprese che “scivolano” nel 4.0 debbano comunicare l’accesso a tale credito dopo aver già presentato la domanda iniziale per il 5.0. L’assenza di un percorso procedurale chiaramente definito (tempi, modalità, canale e documentazione) introduce un rischio ulteriore: non solo la perdita dell’aliquota più favorevole, ma anche la possibilità di incorrere in ritardi, contestazioni o difficoltà istruttorie proprio nel momento in cui l’impresa tenta di non perdere completamente l’incentivo.

Il passaggio dal 5.0 al 4.0, dunque, non si traduce semplicemente in un’alternativa “di riserva”, ma in un percorso potenzialmente penalizzante. Non solo perché l’impresa entra in una dinamica competitiva sulle risorse ancora disponibili, ma anche perché molti investimenti legati all’efficientamento energetico e al fotovoltaico trovano nel 4.0 un perimetro meno coerente, con il rischio di non ottenere una copertura adeguata. In definitiva, la Transizione 5.0 si presenta oggi come una misura finalmente operativa, ma ancora attraversata da criticità che incidono su certezze, tempistiche e convenienza economica: tre nodi che, se non chiariti, rischiano di trasformare un incentivo strategico in un fattore di instabilità per la programmazione industriale.

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