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I rapporti intergenerazionali e il mentoring generativo

formazione
1. Formazione sulla Parità di Genere: investimento strategico per le Aziende
2. L’importanza della Formazione
3. Il valore strategico della formazione continua
4. La formazione digitale e l’e-learning
5. Leadership e formazione manageriale
6. La formazione come leva di engagement Aziendale
7. La personalizzazione dei percorsi formativi
8. La valutazione dell’efficacia formativa
9. Formazione e benessere organizzativo
10. Il futuro della formazione: tendenze e prospettive
11. L’importanza della Formazione e delle Soft Skills nel Mondo del Lavoro
12. L’importanza di pianificare la formazione del 2026
13. Il valore strategico della formazione continua
14. L’architettura del conflitto generativo. La “terza alternativa”
15. L’architettura della reciprocità. La geometria del “noi”
16. I rapporti intergenerazionali e il mentoring generativo
17. Il tempo e le sue domande
18. “Anche meno”
19. La sintesi come forma di rispetto: il valore del tempo
20. I processi come forma di responsabilità: oltre la trappola del controllo
21. La delega come architettura delle relazioni
22. La centralità delle persone. Rispetto reale o marketing dei sentimenti?

Viviamo di più. Non è più un’ipotesi, ma una realtà inequivocabile.

Ma cosa significa davvero avere 20, 30, a volte 40 anni in più di vita rispetto alle generazioni passate?

Per troppo tempo abbiamo parlato di “longevità” come una semplice aggiunta di anni al calendario. Eppure più tempo, non vuol dire automaticamente più qualità di tempo.

Quello che accade spesso nelle organizzazioni lo conferma.

L’obiettivo, allora, la vera aspirazione, è non solo vivere più a lungo, ma vivere pienamente, con qualità, senso e contributi attivi per tutta la vita. Rita Levi Montalcini con i suoi studi sul funzionamento del cervello ci ha mostrato come la mente possa rimanere lucida e attiva a qualsiasi età se costantemente stimolata.

Le implicazioni sociali, culturali, organizzative, economiche e politiche della longevità sono molto importanti. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione, che richiederà visione, collaborazione fra sistemi politici, legislativi e mondo del lavoro, fra mondo della formazione e mondo del terzo settore. Aumentano le esigenze, aumenta la conoscenza, aumenta la consapevolezza. E saranno sempre più importanti le risposte, le soluzioni innovative, le mediazioni evolute.

Tanti gli ambiti coinvolti: la salute, la cultura e l’istruzione, la capacità di pianificare, la gestione dei rapporti, il lavoro.

 

Kronos e Kairos 

Un tema importante, e al tempo stesso, scomodo.

È  importante perché sposta la nostra attenzione dalla semplice quantità di anni alla qualità, al senso, al significato che dobbiamo e possiamo dare al nostro tempo che ci è dato da vivere. Un tempo che possiamo e dobbiamo coltivare, curare, preservare attivamente. È il passaggio dal semplice “kronos” al profondo “Kairos”.

Ma è anche un tema scomodo perché ci responsabilizza. Ci costringe a fare i conti con noi stessi, con gli alibi e gli atteggiamenti spesso auto-assolutori che mettiamo in atto. Quante volte ci sentiamo dire, o diciamo noi stessi: “tanto è inutile”, “qui le cose non cambiano mai”; “non è più come una volta”? Queste lamentazioni ci tranquillizzano, certo, ma non ci muovono.

Questo scenario ci costringe a guardare in faccia la realtà:

Guardiamo i giovani, i cosiddetti NEET (fuori da istruzione, lavoro e formazione). Spesso non sono pigri, ma disorientati, ansiosi, a volte senza speranza. Hanno tanto “kronos”, tanto tempo a disposizione, ma manca il kairos, la spinta, la direzione, la vocazione.

E gli anziani? Un patrimonio inestimabile di esperienza. Ma troppi si sentono ai margini, con l’impressione che la loro esperienza non serva più. La loro longevità rischia di trasformarsi in isolamento, senza un’utilità riconosciuta.

Il punto è che stiamo lasciando che un tesoro si logori sotto i nostri occhi. Vediamo talenti inespressi, saggezza ignorata. È come avere proprio “l’asso nella manica a brandelli” di cui parlava la Montalcini: una risorsa di inestimabile valore, quella delle nostre menti attive e della nostra esperienza, ma che per qualche ragione, non riusciamo a valorizzare pienamente.

 

Il ruolo del mentoring

Le relazioni sono oramai la chiave di volta della vita delle organizzazioni. La conoscenza dei problemi e delle possibili soluzioni -il cosiddetto sapere e saper fare- sono sempre più spesso una commodity, un pre-requisito sostanzialmente indispensabile. Ma oramai non più sufficiente.

Sempre di più -e forse siamo di fronte ad una delle positive implicazioni legate alla prepotente introduzione dell’intelligenza artificiale- le persone sentono forte la spinta a dare senso, a ritrovare un significato profondo al proprio agire. Il saper essere diventa decisivo, e può fare un’enorme differenza anche nel rapporto con il lavoro, nel rapporto con i colleghi, con gli utenti, con i clienti.

Il mentoring è una professione di aiuto di grande efficacia, perché lavora sulle qualità delle relazioni.

Ma chi è il Mentore? È certamente un “anti-maestro”: non colui che impone verità o modelli precostituiti, ma un facilitatore che allena la sospensione del giudizio. In un mondo professionale spesso frenetico e giudicante, questa metodologia insegna a fare spazio all’altro, costruendo un ascolto empatico autentico.

In particolare, il mentoring intergenerazionale è un ponte che si costruisce a due sensi: l’esperienza di chi ha vissuto e la freschezza e le nuove competenze di chi sta iniziando. Non è un favore, è uno scambio di valore reciproco.

Può essere importante e strategico investire nella formazione dei mentori e nella realizzazione di una piattaforma dedicata mentore/mentee, perché le relazioni autentiche non nascono per caso, ma con supporto e struttura.

Il mentore accoglie, responsabilizza, cambia. E mette a disposizione del mentee la propria esperienza, il proprio vissuto, le proprie sconfitte, e le proprie risalite. Ma c’è anche il reverse mentoring, dove sono i giovani che si mettono in ascolto e diventano educatori e accompagnatori. E ancora, il supporto tra pari, dove un giovane aiuta un coetaneo, o un anziano aiuta un altro anziano.

Le storie legano e riconnettono. Ascoltare una storia significa capire davvero chi abbiamo di fronte, superare i pregiudizi e riscoprire la ricchezza della diversità e il senso del percorso di ciascuno.

 

Come progettare piattaforme di mentoring in grado di sviluppare sistemi di trasferimento delle competenze e delle esperienze?

In che modo l’integrazione di programmi di mentoring strutturati può trasformare il passaggio generazionale da un rischio di perdita di know-how a un’opportunità di consolidamento del valore patrimoniale e umano dell’impresa?

In che modo l’adozione di sistemi di welfare evoluti, che incentivino il volontariato e lo scambio intergenerazionale, può trasformare un team in un motore di valore non solo per l’azienda ma per l’intera comunità di appartenenza?

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